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Allarmismo & giornalismo: "Bombe rosse in caserma"
Lo stesso evento, descritto in tre modi diversi:
LIBERO
BOMBE ROSSE IN CASERMA di RENATO FARINA
Pacco esplode e uccide carabiniere a Latina. I gruppi anarchici sempre più vicini alle cellule di Bin Laden
In quel nome c'è un destino: prima Nassiriya, ora piazza Nassiriya. Ce l'hanno con i carabinieri. Vorremmo tanto prenderla misticamente, come se si potesse risolvere la questione con la cabala delle lettere dell'alfabeto. C'è di mezzo il terrorismo. E chi ammazza la gente per un piano politico è curiosamente attento anche ai simboli. Per questo ieri, quando si è diffusa la notizia della morte di un carabiniere per un'esplosione e del ferimento del suo collega, abbiamo avuto pochi dubbi sul motivo di quel sangue. Il legame è in quel nome. Nella partita decisiva che ha due campi di gioco. Uno in trasferta, e si chiama Iraq. L'altro tra le mura domestiche, e siamo noi, ma soprattutto chi, vestendo una divisa, ha l'incarico di difendere l'essenza positiva della nostra convivenza civile. A Latina, nella primavera del 2004, c'erano già stati due attentati. Robetta. Di solito meritano sui quotidiani nazionali qualche riga in una pagina interna e, se va bene, una citazione al Tg della regione con qualche immagine di pareti bruciacchiate. Gli anarco-insurrezionalisti avevano provato a incendiare un MacDonald's in marzo. Poi, era maggio, due ordigni furono piazzati sotto le insegne di un Blockbuster. I classici obiettivi americani, assai cari ai no global del tipo morbido (si limitano a tirare sassi), e del tipo duro (prediligono i pacchi bomba, magari piccoli perché non sono carabinieri).
AVVENIRE
EMERGENZA EVERSIONE
L'ordigno confezionato ha stroncato la vita di un appuntato di 35 anni. Lascia la moglie e due figli, che stava lavorando nella stanza dell'archivio del comando provinciale
Pacco bomba in caserma Ucciso un carabiniere
Il pm laziale che si occupa dell’inchiesta non ha dubbi: bomba con materiale sintetico all’interno di un involucro, voleva uccidere. Non si sa come sia giunto lì
Da Roma Pino Ciociola
Iincertezza fino a sera, quasi aggrappati alla pazzesca "speranza" che fosse stato "solo" un incidente. Poi, invece, ecco la fine di ogni dubbio: nessuna fatalità o errore, a causare l'esplosione che ieri a Latina ha ucciso l'appuntato Alberto Andrioli e ferito un altro uomo dell'Arma, è stato un pacco bomba. Dunque, un attentato. Niente affatto dimostrativo. Ma uno dei modi più facili, vigliacchi e infami per ammazzare.
Manca qualche minuto alle sedici, nella caserma "Vittoriano Cimarrusti" di Latina, sede del comando provinciale dell'Arma. Un gran botto da una stanza dell'archivio, al pianterreno. Tremano i muri dell'intera caserma. «È stato terribile, pensavamo a un incidente stradale, poi abbiamo saputo», dicono testimoni poco fuori la caserma. E un appuntato di trentacinque anni, Alberto Andrioli, sposato con due figlie, muore sul colpo. Lo ritrovano con un braccio e parte del volto dilaniati: era appena arrivato per prendere servizio. Nella stanza vicina c'è un collega, anche lui trentacinquenne, che viene ricoverato all'ospedale Santa Maria Goretti, con danni al timpano e dieci giorni di prognosi.
Il sostituto procuratore, Giancarlo Ciani, arriva nella caserma insieme al questore Alfonso Maria La Rotonda, al prefetto Salvatore La Rosa e al sindaco Vincenzo Zaccheo. Dispone subito l'esame autoptico sul corpo del carabiniere morto (che si svolgerà stamattina). Mentre i carabinieri del Ris da Roma si mettono subito in viaggio per effettuare sopralluoghi e rilievi (che a tarda notte non erano ancora finiti). A sera, si sa che i danni provocati fanno ritenere che il materiale esploso fosse in quantità elevata. La conferma che si è cercato - riuscendoci - di uccidere.
«È stato un ordigno all'interno di un involucro metallico il cui confezionamento era di materiale artificiale sintetico, d'intenso potenziale esplodente, la deflagrazione ha avuto effetti devastanti nella stanza in cui è rimasto ucciso l'appuntato», fa sapere il procuratore aggiunto di Lat ina Francesco Lazaro: «Non sono ancora a conoscenza di come possa essere giunto all'interno della caserma questo esplosivo». Infatti fra gli aspetti da chiarire c'è come l'ordigno in quella stanza e proprio sulla scrivania dell'appuntato Andrioli, che era un "carabiniere di quartiere": intanto viene escluso che sia stato recapitato al Comando (non fosse altro perché la stanza non era preposta al ricevimento della posta). E c'è il "giallo" di una lattina (cioè "un involucro di metallo", appunto) che Andrioli ha aperto appena entrato in stanza, che non si sa ancora se avesse acquistato all'esterno della caserma o ad un distributore interno.
Come che sia, nessuno pronuncia la parola "attentato", ma anche il Ris conferma: «È stato un atto voluto, contro l'Arma». Il pacco bomba era confezionato con «esplosivo sintetico» ed era «sofisticato, niente affatto "artigianale"». Mentre arrivano le prime risultanze delle indagini, da Roma si muove anche il capo del pool antiterrorismo della Procura capitolina, Franco Ionta, che invia i suoi uomini a Latina, allerta le strutture investigative romane e locali, e contatta i magistrati della cittadina.
E in serata il padre di Andrioli viene ricoverato all'ospedale di Formia per un malore: stava raggiungendo Latina da Sessa Aurunca. Le sue condizioni sono «molto serie».
LA REPUBBLICA
Lazzaro: "Non lanciata dall'esterno, escluso al 99% l'atto terroristico
Chi l'ha introdotta nella caserma non pensava che potesse uccidere"
Pm: "Bomba fabbricata in Russia
ritenuta, per errore, inoffensiva"
Domani a Latina i funerali di Alberto Andreoli, lutto cittadino
La foto tessera dell'appuntato Alberto Andrioli
LATINA - "L'ordigno che ha ucciso ieri l'appuntato Alberto Andreoli era una bomba a mano di fabbricazione russa e di provenienza slava", comunque "non lanciata dall'esterno". Lo ha detto il sostituto procuratore Francesco Lazzaro, uno dei magistrati incaricati delle indagini sull'esplosione nel Comando provinciale dei carabinieri di Latina. Di certo non era un residuato bellico. Lazzaro, secondo il quale "è da escludere al 99 per cento delle possibilità l'atto terroristico", spiega che "chi ha introdotto la bomba negli uffici del Comando, era convinto che fosse inoffensiva".
Non è ancora chiaro come l'ordigno sia giunto in caserma. Le riprese delle telecamere a circuito chiuso fanno escludere l'ipotesi che l'appuntato, ieri pomeriggio, sia entrato in ufficio portando con sé un pacco. Lazzaro esclude che sia arrivato per posta o sia stato lanciato dall'esterno, e anche che si sia trattato di esplosivo sequestrato in precedenza dai carabinieri.
L'esplosione di ieri ha provocato la morte di Alberto Andreoli, 35 anni, sposato con due figli, e il ferimento del maresciallo Stefano De Rinaldis, che se l'è cavata con un forte shock e la perforazione di un timpano. L'esame autoptico dell'appuntato Andreoli ha permesso ai medici legali di recuperare le schegge nel corpo della vittima, utili per ricostruire l'origine dell'ordigno. A eseguire l'autopsia è stato il professor Lazzaro, fratello del procuratore aggiunto del capoluogo pontino, Francesco Lazzaro.
La vedova del militare, questa mattina, è stata accompagnata al Comando per ritirare alcuni oggetti personali del marito. Davanti alla finestra dell'ufficio dove è esploso l'ordigno, qualcuno ha deposto due rose, una bianca ed una rossa. I funerali di Andreoli si svolgeranno domani a Latina alle 16.30, nella cattedrale di San Marco. Proclamato il lutto cittadino. La camera ardente sarà allestita presso l'obitorio dell'ospedale Santa Maria Goretti.
Il senso del thread è il seguente: perchè uno stesso fatto è riportato in modo così diverso su quotidiani diversi?
Perchè Libero titola sempre a sfondo politico?
Quello che si sa è che c'è stata un'esplosione in una caserma: basta questo ad autorizzare Libero a scrivere che sono "bombe rosse"?
Ma i giornalisti come Farina, devono informare i cittadini o devono pontificare e fare propaganda politica?
Chi oggi ha letto che i comunisti mettono le bombe, ed ha appreso col tg della sera che questa è un'invenzione di Farina, domani ricomprerà Libero o si sentirà presa in giro?
A chi viene vantaggio dal creare questo clima di allarmismo?
Scoppia un petardo? ---> E' colpa degli anarco-insurrezionalisti. Qualunque cosa siano.
I terroristi veri, Br in primis, hanno dei rapporti con questi presunti "anarco-insurrezionalisti"?
Aveva ragione Pisanu nel allarmare le camere anni addietro a dire che gli "anarco-insurrezionalisti" cercavano un legame con terrorismo islamico? Od anche questa era un'invenzione per spaventare la gente?
Ed infine, come dovrebbe comportarsi un giornalista serio davanti a casi simili?
Lavorare di fantasia come Farina, o riportare meramente i fatti, senza ricamarci su?
A voi la parola. Molte delle domande che ho posto sono semplicii, ed è facile rispondere ad esse.
Cerchiamo di partire da domande semplici per arrivare a costruire una discussione interessante, sui rapporti tra media e potere.
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