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Niceyes
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Half Life 2
E' strano come certa gente continui tutt'oggi a pensare che i videogiochi non siano arte e si ostini a paragonarli a sciocchi ed infantili passatempi..
Half Life esordì sul mercato nel lontano 1998, travolgendo stampa specializzata e giocatori con una qualità tale da renderlo un capolavoro assoluto, e di catapultare la Valve, la casa di sviluppo, nell’olimpo del mondo videoludico. Niente infatti, all'epoca, era paragonabile per coinvolgimento, trama ed intelligenza artificiale al suddetto gioco, uno sparatutto in prima persona finalmente in grado di rivaleggiare con il cinema ed appassionare come non mai. Un finale aperto e un pò sottotono rispetto al resto dell'avventura lasciava presagire un seguito quanto mai scontato..
Nonostante uno sviluppo tenuto per gran parte del tempo segreto ed una genesi decisamente travagliata alimentata da filmati , speculazioni ed immagini spiazzanti, dopo ben sei lunghi anni di attesa e fantasie, il seguito del gioco dell'anno 1998 è arrivato, carico di promesse ed aspettative.. Premettendo che questa recensione è stata scritta a ben un anno dalla sua uscita, Half Life 2 continua a mantenere una qualità eccellente rispetto alle nuove leve degli sparatutto in soggettiva, difendendosi più che bene. Infatti, dopo aver provato Hl2 ( per comodità ) niente vi sembrerà più lo stesso, ma andiamo con ordine.
La trama è l'ovvio proseguimento dell'episodio precedente, e vede il Dottor Freeman, dopo essere scampato ai terribili incidenti di Black Mesa, richiamato nuovamente dall'enigmatico " uomo con la valigetta ", figura chiave di entrambi i giochi, al centro di una nuova avventura. La terra, infatti, è soggiogata dalla tirannia dei misteriosi Combine, che grazie al Dottor Wallace Breen, ora unico amministratore della terra, sono riusciti a schiavizzare l'umanità. C'è da dire che l'atmosfera iniziale è assolutamente credibile e ben costruita. Tramite splendide scelte di regia, il tutto inizia con il protagonista all'interno di un sudicio treno diretto a City 17, dove si svolgono gran parte delle vicende. Visi tristi e sommessi e telecamere volanti in costante monitoraggio vi accoglieranno all'arrivo in stazione.
La sensazione di opprimenza è tangibile, si ha davvero l'impressione che di umano sia rimasto ben poco in questo angusto mondo che ci accingiamo a salvare. Guardie ostili e violente controllano tutto, mentre slogan di propaganda vengono diffusi in ogni dove da monitor ed altoparlanti, e plotoni di esecuzione si mettono in movimento come perfette macchine di sterminio. I primi minuti di gioco scorrono via veloci, in religioso silenzio, sia per la sbalorditiva realizzazione tecnica ( di cui parlerò più avanti ), sia per l'estrema cura con cui tutto è narrato, mentre diventa sempre più coerente la minaccia aliena e cresce la voglia di ribellarsi a questa egemonia. Un comodo e mai invasivo tutorial aiuta il giocatore inesperto a prendere confidenza con il sistema di controllo ed a conoscere la prima e più importante novità del gioco: la fisica, gestita dal motore proprietario Source.
Ciò che spiazza in questo eccezionale seguito è il realismo del mondo di gioco. Tutto ciò che si vede su schermo, qualsiasi oggetto, obbedisce alle leggi di gravità, attrito e galleggiamento, regalando una giocabilità unica ed eccezionale. Nonostante infatti, come ogni sparatutto, si ha a disposizione un discreto volume di fuoco, garantito da armi ben bilanciate, sorprende e diverte la possibilità di poter utilizzare contro i nemici armi non convenzionali. Andando avanti, infatti, acquisiremo la “ gravity gun “, un potente strumento che ci permette di manipolare a nostro uso, vantaggio e consumo gli oggetti presenti nei livelli. Potremo usare praticamente ogni cosa. Tavoli, sedie, barili infiammabili possono diventare letali proiettili contro i nemici in mancanza di munizioni, così come utili difese e ostacoli contro il fuoco ostile. Ogni enigma possiede più soluzioni e premia la creatività del giocatore, che una volta appresa la nuova meccanica di gioco non ne riesce più a fare a meno. L’esperienza è arricchita dalla presenza di veicoli come l’hovercraft e la buggy che si comportano in modo realistico e rispondono in modo verosimile all’ambiente, oltre a rappresentare una cospicua parte del gameplay e non semplice contorno.
L’intelligenza artificiale dei nemici è la stessa, eccellente del prequel, arricchita con nuovi algoritmi che permettono ai combine ed agli alieni ( non vi anticipo gli abomini che andrete ad affrontare ) di organizzarsi in squadre, sfruttare l’ambiente ed anche coglierci di sorpresa. Tutto questo, unito alla grafica ed alla fisica strepitosa, contribuisce ancor di più a rendere Hl2 coinvolgente come non mai.
Il design dei livelli è ottimo, così come la varietà. Gordon Freeman attraverserà canali, fabbriche abbandonate, spiagge, autostrade e chi più ne ha più ne metta, tutti livelli enormi e creati per esaltare il sorprendente motore fisico.
La grafica è quanto di meglio si possa avere da un hardware di ultima generazione. Niente è lasciato al caso. Textures definitissime, cura maniacale per i dettagli, uso eccellente degli shaders, Hl2 è un inno alla perfezione grafica. Le animazioni in generale sono ottime, così come le espressioni facciali, che riescono ad esprimere reali emozioni sui volti dei protagonisti. Riflessi, riverbi, effetti particellari, la resa dell’acqua, del fuoco, delle trasparenze e dei materiali, tutto è curato fino allo spasimo, rendendo veramente l’idea di un mondo vivo e pulsante. Nonostante Doom 3 riesca comunque a gestire lo stesso dettaglio ed effetti di luce superiori, il capolavoro di valve vince il confronto per scelte stilistiche migliori. Per girare al massimo livello di dettaglio è necessario però un pc decisamente potente, anche se una macchina discreta è comunque in grado di mostrare un livello di dettaglio ed una fluidità accettabile, purché si scenda a compromessi con la risoluzione, gli effetti degli shaders e l’antialiasing.
Il sonoro è altrettanto curato, con musiche interattive e sempre azzeccate ed effetti molto ben fatti. Una nota negativa in questo caso va al doppiaggio, eccellente per la versione inglese, vergognoso per quella italiana. Gli attori sono inverosimili, con strane ed innaturali inflessioni. Sembra quasi che i doppiatori non siano di madrelingua italiana, e questo stona con un’atmosfera che per il resto è strepitosa. Il mio consiglio è quello di godersi il gioco in inglese, magari con i sottotitoli per meglio comprendere.
La longevità è nella media. 20 ore sono più che sufficienti per portare a termine l’avventura, anche se si può arrivare al fatidico ( e altrettanto aperto ) finale in meno tempo. Dipende anche dalla bravura del giocatore ed il livello di difficoltà scelto.
Parlando di difetti, a parte il doppiaggio italiano scandaloso, i caricamenti multipli tra un livello e l’altro possono spezzare un po’ il ritmo di gioco, che di solito è costante e non ha cadute di tono. Il finale è un po’ deludente ed inconcludente, anche se è questione di gusti. Scontato il rimando ad un terzo episodio, benvenuto se è a questi eccezionali livelli. Spero vivamente arrivi in tempi umani. Il fatto che ormai sia passato un anno dalla sua uscita non rende, come ho già anticipato in precedenza, Hl2 meno impressionante, anche se il suo mito è stato leggermente ridimensionato dall’uscita di un capolavoro come F.E.A.R della Monolith, altrettanto incredibile in termini di grafica, intelligenza artificiale e trama.
Ciò che rende Hl2 diverso da qualsiasi altro sparatutto in terza persona è, a mio avviso, la capacità di saper emozionare con una trama da film ed immedesimare il giocatore nel ruolo di protagonista, immergerlo in un mondo in difficoltà, senza un futuro certo, che invoca disperatamente il suo aiuto ( da notare il significato del nome stesso del protagonista in inglese ). E se Half Life 2 è in grado di darci quest’illusione e renderci eroi, anche per un solo, breve momento, e farci sorridere e dimenticare una giornata iniziata con il piede sbagliato, si, credo che il videogioco sia arte.
Giocabilità: 9
Grafica: 10
Sonoro:8
Longevità: 8
Voto globale: 9
Siate clementi, è la mia seconda recensione.
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