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Vecchio 27-10-2005, 18:46:04   #1
hiper
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Ragazzi ho scritto questi capitoli. Ho appena finito! leggetelo e fatemi sapere ....(aiutatemi a correggere)


Se penso a cosa posso scrivere, non mi viene in mente nulla. Sono seduto davanti ad un computer. Leggo le icone del desktop, ma non mi viene in mente assolutamente nulla. So di essere uno che con le parole non ha nulla a che vedere. Preferisco scrivere. Scrivere è difficile. Ma non leggo mai ciò che ho scritto. Lo scrivo e basta. Sono per strada e penso a cosa posso scrivere. Mi vengono in mente idee geniali, superbe. Ma quando mi sforzo di scrivere non mi viene in mente nulla. Come ora. Penso a come posso trasformare le mie idee in concetti. Scrivo ma dimentico tutto. Non sono in grado di comunicare. Non più.
Certe volte penso alla mia vita. Penso sia schifosa e piena di vizi. Penso a come una persona possa diventare qualcuno. Qualcuno da ricordare. Qualcuno che fa sentire il suo peso. Qualcuno che diventa esempio per gli altri. Rispettato, apprezzato. Io no . Io sono solo una persona fallita che fa di tutto per riuscire a scappare dalla prigione che lo rinchiude. Dentro. Se solo il mazzo fosse più vicino. La guardia sta dormendo. Aspetta: un bastone proprio qui. Ora la frego io la guardia. Chiavi: prese! Sto per scappare: apro, chiudo, scappo…PRESO!!!

CAPITOLO I

Un altro incubo. L’ennesimo…Mi sveglio in un bagno di sudore. Che strana sensazione. Rincorrere i sogni. Non riesco a ricordare. Che sogno ho fatto? Scendo per prepararmi un caffè. La moca ora è calda. L’aroma del caffè avvolge la piccola cucina. Vivo in una piccola casa. Piccola palazzina in una piccola città. In periferia. Piccole amicizie. Sono le 9 di mattina. Suonano e rispondo.<<Vendo i biglietti per la pesca di carnevale…gradirebbe comprarne alcuni signore?>> Scendo, compro un paio di biglietti, risalgo. Fanculo a questa vecchia che mi vende biglietti inutili. Tanto non si vince mai. Almeno io. Non vinco mai. Sono le 9. E’ domenica. Guardo il calendario…uhm….è novembre, che strano…ma carnevale non è a febbraio? Rimando a quel paese la vecchia. Mi ha fregato. Non é stata l’unica nella mia vita. No, non ho voglia di pensarci. Voglio pensare solo al caffè. Bevo il caffè, fumando una malrboro, mi sdraio sul divano e accendo la TV. Il tg delle 9. < …..Allora Mary, descrivici la dinamica dell’incidente…> Ma quanto sono tristi queste notizie. Alle 9 uno dovrebbe almeno avere il rispetto di non causare incidenti. Sto facendo colazione. Bevendo il mio caffè!. < Bene Bruce. Un tizio, che le autorità non sono riuscite ancora ad identificare, è morto a causa dell’impatto con una macchina, che sfrecciava a circa 150 K/h a (Dongons City) nell’Illinois, sulla 56 esima. Il pirata della strada è scappato, la polizia è sulle tracce…> La 56 esima è dietro l’angolo. Corro in camera . Mi affaccio dalla finestra. Una marea di curiosi che circondano il cadavere della povera persona. Un mare di mosche vicino al rifiuto organico. Magari conosco quella persona. Magari è un mio amico. Mark? Steve? Forse è mio padre, torna a casa a quest’ora. Fa il turno di notte. Lavora in fonderia. Poveraccio. Sono trent’anni che sgobba come un cane. Ma che vado pensando? Sono curioso. Vado. No. Vado. Si. No. No. Magari reco solo intralcio. Allora non vado. Esco. Vado.

CAPITOLO II

La notte vola. La notte è sola. Tu sei solo nella notte. I tuoi pensieri svuotano la notte. Riempiono la notte. Gli interrogativi che ti poni non fanno pensare alla notte. I perché, i per come, i mah? Dove sono, cosa sono, come sono, ma perché sono? Interrogativi senza risposte. Risposte che ritieni vere. Forse sono solo risposte di comodo. Passato il periodo della pubertà. Quella sensazione di impotenza verso il reale. Quel brivido che ti scorre nel corpo quando ti poni. Ti senti vuoto. Ti senti virtuale. Come se, in quell’ istante, nulla possa farti sentire vivo. Passata la pubertà. Interrogativi astratti. Astrazione che si trascina. Non ci pensi. Non lo fai apposta. Qualche volta capita. Allora riprendi il discorso interrotto. Sfuggi dalla soluzione. Non vuoi eseguire l’operazione. Che sensazione avrà? Che sensazione potrà trasmettere quel secondo. Morte veloce. Game Over. Fine. Insert coin. Finiti i gettoni. Dopo? Premi start. Filmato di presentazione. Computer grafica. Ricordo come erano pieni di effetti i filmati in C.G. Pixel Shaker, Bump Mapping, illuminazione dinamica. Oggi è diverso. Oggi sono passati parecchi secondi, minuti, ore, giorni, mesi, anni, lustri, un decennio. Dieci anni. Quattordici novembre. Data storica per me. Anni di attesa. Quattordici novembre. Fine dell’attesa. Inizio. Fine. Bello. Non era il massimo. Non la storia di Gordon. La 9200. Addirittura a 128 mb. Era una mezza schifezza all’ora. Ben un anno al mio servizio. Ma metà vita non aveva la computer grafica!passo oltre. Dopo spirare. Forse il mio spirito peserà 21 grammi. Come nel film. Il peso dell’ anima. Secondo me non ci sarà nulla. Carne putrida come main course per vermi e altri insetti orribilanti. Cosa sarà servita questa esperienza? Finita l’attività celebrale. Fine? Game over? Pascal (se non erro) diceva che è meglio credere. Se ci fosse qualcosa? Credendoci siederò alla sua destra. Finale alternativo: ok è andata come è andata. Riprova. In coda. Come dal salumiere. Mezz’ora per aspettare. Quanto mi fa incazzare… aspettare quando le vecchie continuano a chiedere etti su etti. Interminabile l’attesa. N° 28? N° 28? N° 29! *****, ho perso il posto. Staccane un altro. Si ricomincia…

CAPITOLO III

Chiudo a chiave la porta. Queste serrature sono utili quanto uno spago come mutanda. Chiunque può sfondarla. Anche un novantenne può aprila. Non che mi dispiaccia poi molto. Non posseggo più di tanto. Valore della moneta. Non ho una macchina costosa. Un catorcio di nome cadillac serie 0023. Il loco è in affitto. Forse il mio computer. Ho tutto li dentro. Ci metto tutto. Quanti ricordi. Poi ti rivedi. Che bello rivedersi a distanza di anni. Ciao come va? Ho un lavoro stabile, una famiglia, due figli, un cane, una jeep, una villetta tutta mia e tutt’intorno una staccionata color sporco. Cosa mi racconti? Assolutamente nulla! Ovvio. Cosa devo raccontare. Cosa può interessarti di me? Hai ciò che tutti desideri. Perché chiedere. Cosa possiedi. Amore veniale. Amore spasmodico. Amore materiale. Amore temporaneo. Cosa ti porti per il viaggio? Una bella casa, una bella macchina e un bella staccionata. Tu. Tu cosa porti? Amore spasmodico. Amore veniale. Amore contorto. Amore inconsapevole. Amore occulto. Amore immateriale. Chiusa parentesi.
Attraverso la strada e incontro Jimmy. Lui si che vive. Jimmy è un grande amico. Prima di tutto è un grande amico. Quando Stefania morì, lui fu uno dei pochi a starmi veramente vicino. Dopo la sua morte non ho più voluto vedere nessuno. Mi sono chiuso nelle mie quattro mura a pensare, a ricordare, a ricordare lei e il nostro amore. Ora le lacrime scendono a ripetizione, come in una notte buia la pioggia cade e non si ferma. Lei è morta proprio quando avevamo fatto dei progetti. Una famiglia, magari anche un bambino se fosse arrivato. Se quel Dio avesse approvato: non lo ha fatto, non ha compreso il nostro amore e a rovinato tutto. E che dire di tutta quella gente che ti guarda, ti rassicura, ti fa capire che è vicino a te… non ero esattamente in condizione di affrontarla. Avendo vissuto personalmente il dramma, mi accorgo di come le persone, anche se inconsciamente, stiano vicino al tuo dolore, più che altro per sentirsi a posto con la loro coscienza. Certo, ci sono le amicizie vere, i legami di sangue, ma più in generale le persone sentono la necessità di gratificare la loro persona. Standoti vicino. Un giorno, un mio caro amico, mi rivelò, che andando al funerale i un suo parente, pianse come un bambino. Egli lavorava presso l’obitorio e di morti ne aveva visti molti. Disse che avendo visto così tanti cadaveri, come dire, molto simili, in lui era cresciuta una sorta di insensibilità di fondo. Andando a fare visita a questo suo parente, però, riuscì a piangere e mi disse che fu molto più sollevato del fatto che gli fossero riaffiorate quelle pulsioni, che per il dispiacere per la scomparsa del suo parente. Bah! Avevo voglia di morire. Avevo voglia di ricominciare. Non avevo voglia. Devastato dai tranquillanti toccai il fondo. Feci tre mesi di depressione intensa. La mia anima era morta. La morte aveva portato via la mia anima. La sua morte aveva ucciso me. Io ero morto. Un vegetale. Non mangiavo e persi venti chili. Non dormivo e incominciò l’insonnia. Non vedevo più nessuno e diventai un asociale. Ero morto. Senza di lui. Senza Jimmy a darmi una mano e anche un braccio, potevo veramente penzolare da un albero. Il vento che soffia su di me. Stormi di uccelli che migrano e che mi fanno una visita. Quel penzolare nel vuoto. Quel viso pallido. E poi il tempo scorre. Quel corpo senza vita. Resuscito. Jimmy mi trovò in camera da letto. Un coltello. Sangue da tutte le parti. Sangue blu. La vena staccata. La corsa. Ero morto. Ancora un secondo. << Lo stiamo perdendo…Questo ******* muore>> Il cuore decelera. Derapata. Sgommata. La gomma si inchioda. Resta ferma. Continua a girare. Quella fumata. Ripresa. Si riparte. Resuscitato.
Jimmy venne spesso a trovarmi dopo il tentato suicidio. Mi diede conforto la sua vicinanza. Era grande ciò che aveva fatto. Gli dovevo tutto. Gli devo tutto. Sono vivo grazie al suo sangue freddo. Ogni secondo che vivo lo devo lui. Mi convinse a frequentare della gente. La sua parola era per me di grande conforto e di insegnamento. Lui sa stimolarti. Incominciai una nuova vita. Intanto, l’ombra dell’amore è sempre dietro me. Lei mi osserva. Ora sono consapevole che lei è con me. Lei vive dentro me. Il suo ricordo rimane e lei vive grazie a questo. Mi aiuta a fare le scelte giuste. Mi ripresi. Superai la depressione. Chiusi con l’alcool e smisi di fumare sigarette. Ho un amico vero. Conosco più gente. Ho voglia di vita!

Capitolo IV

Jimmy non risponde. Jimmy è impassibile. Jimmy non si volta. Jimmy corre via. A Jimmy scendono lacrime. Jimmy gira l’angolo. Jimmy è svanito. Resto impassibile. Basito. Cosa dire…perché? Cosa sarà successo? Resto impassibile. Ancora.
Riprendo a camminare in direzione di dove è avvenuta la morte. Il cadavere è circondato da agenti di polizia che esaminano la scena del delitto. La gente guarda impietosa il cadavere. Ancora più impietosi sono i giornalisti: così affamati di scoop e notizie che sorvolano senza mezzi termini la dignità delle persone e di chi ne è partecipe. Gossippari del *****. Non esiste nel loro vocabolario la parola rispetto. Rispetto per una persona deceduta. Rispetto per i famigliari. Flash ad ogni frame. La salma sembra illuminata. Anzi, sembra splendere di luce propria. Non riesco a vedere la faccia dell’uomo. Il corpo è coperto da un cellofan bianco. La testa è scoperta. Cerco di addentrarmi nella massa. Cerco di intravedere. Forse riesco ad intrufolarmi. Vado più vicino. Ora riesco a scorgere un po’ di viso, ora la gente sposta la testa e non mi fa vedere. Sono comunque troppo lontano. Quando riesco ad avvicinarmi, il corpo è totalmente coperto. Lo stanno per portare via.
Chiedo ad un gruppo di persone se conoscevano la vittima. Era una compagnia di ragazzi sui diciotto. Uno di loro mi risponde che si, egli conosceva il suo nome. L’uomo si chiamava Tomas Richardson. Chiesi più particolari dell’uomo. Mi disse che abitava sulla 38esima. Non si faceva più vedere da queste parti da un pezzo. Guardo bene. Mi faccio spazio con forza, ed ora sono davanti. Si. Non posso crederci. Svengo.

Capitolo V

Buio. Fisso l’oscuro che mi si prospetta dinnanzi. Quel fragore armonioso. Sensazione piacevole. Sembra che vi sia un’attrazione fatale tra me e il buio. Non disloco lo sguardo da esso. Sento scariche di morfina. Sensazione inebriante. Con la coda dell’occhio vedo un flusso evanescente. Io che volteggio tra essi. Ruoto senza gravità volteggiando tra le tenebre, il buoi più pesto e mi sento risucchiato, poco a poco, da quel flusso celestiale. Sto così bene ma qualcosa mi attira. Cerco di aggrapparmi. Ma sembra di essere in Matrix. Schermata bianca. Niente intorno. Solo il buio. Evanescenza che ingoia. L’infinito. Vedo l’infinito. Sta per durare ancora poco. Godo gli ultimi istanti. La testa mi si comprime. Sembra un esplosione. Non controllo più la mente. Sembra che due treni mi stiano passando alla velocità della luce imparte pochi centimetri uno dall’altro. Poi il botto…

Mi risveglio sul divano. La tv è accesa. Ma che ora è? Cosa è successo. Quell’uomo. Lui era. Lui non è. Lui viveva. Ora no . Jimmy. Era Jimmy. Ma dio mio! Dio mio! Aiuto. Aiuto! Ma io l’ho visto. Scappava. Piangeva. Con i miei occhi. Non sto inventando! Poi per terra. Morto. Senza vita. Era li. Poi svengo. Sono svenuto. Ora mi trovo a casa. Chi mi ci ha portato? Non lo so. Sto impazzendo. Sono impazzito.
L’ennesimo incubo. Continuo a sognare cose senza nesso. Dovrei interpretarli. Un mio amico è psicologo. Magari posso fare una capatina da lui un giorno di questi. Anzi, lo chiamo ora. Gli chiedo se è libero uno di questi giorni. Gli devo parlare. Magari riesce a darmi delle risposte. Oh, non riesco a capire questi sogni. Non riesco a interpretarli. E’ tutto così strano… Prima devo accertarmi di Jimmy. Chissà, sarà ancora sconvolto. Prima chiamo Fred. Ehilà Fred come stai? E’ un po’ che non ci sentivamo! <Tutto benissimo, grazie! Tu piuttosto? Come stai reagendo?> Gli dico che ho trovato una bellissima persona che mi sta dando una mano a superare il trauma, ma che proprio ieri ha perso la vita. Penso tu abbia sentito alla tv o letto sul Post che ieri, nei pressi di casa mia, un uomo era stato investito. Ecco egli era proprio Jimmy. Jimmy è questo mio amico. Era < Mi spiace tanto! Si ho letto di sfuggita qualcosa> Se ti va ci possiamo vedere uno di questi giorni, anche perché ti devo parlare, gli dico…<certo. Facciamo, uhm, vediamo, oggi è lunedì…venerdì alle 15 nel mio studio, ok?> sono d’accordo, dico. Allora a venerdì, ciao e grazie! <di nulla. A presto!>
Prendo il telefonino. F…H…J. Jimmy. Ora prova a chiamarlo.

CAPITOLO VI

Grandissimo pezzo di *****! Sei solo un grandissimo, fottutissimo pezzo di escremento puzzolente. Come hai potuto? Come ti sei permesso? Cosa ti ha spinto a farlo? Ed io che ti ho anche creduto…*******! Mi sono sbattuto per finirlo il libro!! Ho letto cento pagine in un paio d’ore! Ho spremuto le mie meningi. Doveva essere il film a chiarirmi le idee! Mi hai fregato. Si certo, mi hai fregato! Pezzo di *****.
Suona qualcosa. Sento il suono ma non so da dove proviene. Il mio cane. Abbaia. Il mio cane abbaia. Corre al piano terra. Il rumore svanisce. Torno in camera. Perché non mi hai concesso di completare l’opera? Ahahahahahah! Sono incazzato. E molto. Driiiin. Suona ancora. Suono lieve. Da dove proviene?. Il mio cane ringhia. Scendo le scale. Intanto penso a quel dannatissimo fottuto. Il mio cane ha il muso appiccicato alla porta. E ringhia. Abbaia. Io guardo dal buco della serratura. Nessuno. Ringhia. Bau. Allora apro. Nessuno e chiudo. Mentre le porta si sta chiudendo un sacco mi avvolge il cranio. Morte lenta. Morte soffocante…

E’ pieno pomeriggio. Credo le 5 e mezzo. Forse le sei. E’ tardi. Allora è sera. Non ho mai capito quando finisce il pomeriggio e quando comincia la sera. Qualcuno dice alle 4. Qualcuno alle 5 1/2. Lo stesso vale per il mattino. Per la notte. So che è tardi. So di aver fatto un altro incubo. So che sono spaventato. So che sto sudando. So che la cosa non è strana. Sono mesi che vado avanti così. Mi addormento all’improvviso. E i miei sogni sono sempre incubi. Incubi terribili. Incubi di morte. Morte. Morte diretta e indiretta. E poi, puf! Ancora nella vita reale. Sempre e comunque la morte. La mia, quella degli altri. Sono spaventato. Esco a fare due passi. Magari mi passa. Grazie ai passi. Per ricaricarmi. Per ricaricare il cellulare. Esco anche per ricaricare il cellulare.
La serata è fredda e buia. C’è nebbia. Percorrendo la strada che mi porterà al più vicino tabaccaio non riesco a vedere la gente in faccia. Le sagome. Qualcuno mi saluta. Ciao. Ciao sagoma. Chi sei? Non capisco. Quella nube mi avvolge. La nube mi da sicurezza. Osservi le sagome. Pochi ti riconoscono. Forse in quell’istante la nube non sfiorava il mio volto e intanto una macchina passava nella direzione opposta con i fari accessi. La mia faccia si illuminava. Ero il divo. Al centro dell’attenzione. Dei passanti. Delle sagome. Comunque i più ti ignorano. Non ti conosco. Sei isolato. Mi piace. Mi piace pensare di non essere osservato














Salve signore. Vorrei una ricarica per il cellulare. <La vuole da 10, 20 o 50 dollari?> Vada per l’ultima gli dico. Mi guardo intorno. I tavoli sono vuoti. E’ un posto desolante. E’ un buco. Un posto per tossici e alcolizzati. Vedo una persona infondo al bar. E’ seduto. Ma non lo avevo visto prima. Sta bevendo il suo superalcolico. Ci sono cinque o sei bicchieri sul tavolo. Stessa misura. Stessa grandezza. Lui piange. Piange e beve. Beve e beve. Beve e beve. Piange e beve. <Signore, la ricarica è stata effettuata con successo, grazie>. Mi giro per guardarlo ancora. E’ perso dentro. I suoi occhi mi dicono tutto. I suoi occhi dicono che ha sofferto. Soffre. E’ un uomo insoddisfatto. Pensa che nella sua vita non ha concluso niente. Si pente di bere. Bevendo. Non vorrebbe. Beve. So che vorrebbe farla finita. Ti auguro di chiuderla qui. Non sei un vigliacco. Non ti devi sentire in colpa. Certo hai commesso degli errori. E chi non ne commette. Stai pagando. Paghi un prezzo alto. La solitudine. La disperazione. Troppo alto. Ti è andata male. La vita. Faccio per uscire. Ancora quel rumore. Dio se lo odio. Le mie gambe mi portano verso casa, quando vedo una bambina. E’ seduta sul sedile anteriore, dove si siede il guidatore. Gioca e sembra serena. Un istante guarda verso il bar, l’altro continua a giocare con il volante. Sembra dire: papà ti voglio bene lo stesso. Andiamo a casa! Il suo sguardo triste e mascherato da quel sorriso. Quel sorriso che vuol dire speranza. E’ troppo piccola per sapere. E’ troppo piccola per capire. E chi lo ha detto? Lei capisce benissimo. Come se mi avesse sentito la bambina mi guarda e mi fissa. Mi squadra. No mi giudica. Mi sorride. L’ uomo esce dal bar. Si dirige verso la macchina. La bambina sorride e gli fa un saluto. E’ felice. Il padre apre la portiera. Entra. Si siede. La bambina gli salta sul collo. E’ felice. Un pugno raggiunge in pieno volto la bambina. La colpisce. Le urla, il pianto. Il padre gli molla una scarica di pugni. Piange. Il padre al dunque estrae una pistola. Per mettere fine all’esistenza sua, della bambina, del suo mondo e del loro mondo, per accertarsi che la bambina non soffra più, le spara. Per scrivere fine in fondo al libro, si spara. In bocca. Si è concluso l’ultimo capitolo. The end. Perché lui l’ha delusa. Ha deluso se stesso. Ha fallito. Ebbene si, l’uomo ha voluto il bene di sua figlia. Gli ha voluto così bene che l’ha ammazzata. Per il suo bene si è ammazzato. Ha messo a tacere per sempre la sofferenza. Il più bel finale mai scritto. Lui era il salvatore. Ha salvato la sua bambina.


Capitolo VII
Rimango impassibile. Rimango immobile. Il tempo si è fermato per un momento. Tutto è statico. Non sento niente. Non vedo niente. Le palpebre si alzano poco poco. Vedo teste. Mani. Corpi. Mozzati. Vedo fuoco. Vedo dolore. Vedo devastazione. Sfuocato. Lievemente percepisco urla. Pianti. Vedo gente suicidarsi. Vedo occhi rivolti all’insù. Un bambino sta per nascere. Un uomo investito. La macchina. Il tachimetro. 150. Alzo lo sguardo. Sento un brivido gelido come il ghiaccio attraversarmi la colonna vertebrale. Lo specchietto. Un uomo. La bocca ghignante. Gli occhi assenti. Sono io.
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Ultima modifica di hiper; 17-11-2005 alle 15:55:58
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Vecchio 27-10-2005, 19:11:03   #2
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Vecchio 27-10-2005, 20:27:25   #3
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Mi piace come stile, ma per un intero libro diventa troppo pesante IMHO.
Per un racconto breve invece è buono

Una piccola nota, in America non festeggiano il Carnevale come da noi.
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Vecchio 29-10-2005, 17:09:20   #4
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Mi piace come stile, ma per un intero libro diventa troppo pesante IMHO.
Per un racconto breve invece è buono

Una piccola nota, in America non festeggiano il Carnevale come da noi.
il nome della città è casuale, pura fantasia....cmq grazie mille...so che alla lunga può stancare, cercherò di fare del mio meglio per farlo rimanere scorrevole...lo stile è molto da FIGHT CLUB!!!!
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Vecchio 29-10-2005, 17:17:51   #5
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Mi piace come stile, ma per un intero libro diventa troppo pesante IMHO.
Per un racconto breve invece è buono
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grazie....io spero però di farne un romanzo completo
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Vecchio 29-10-2005, 17:44:59   #7
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lo stile è molto da FIGHT CLUB!!!!
Ma dove

Lo stile è spontaneo.. quasi da diario segreto .. Puoi farci una raccolta di racconti
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Vecchio 29-10-2005, 17:47:33   #8
KidOfTheBlackHole
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il nome della città è casuale, pura fantasia....cmq grazie mille...so che alla lunga può stancare, cercherò di fare del mio meglio per farlo rimanere scorrevole...lo stile è molto da FIGHT CLUB!!!!
ti stai paragonando a palahniuk?
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Vecchio 29-10-2005, 18:06:52   #9
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ti stai paragonando a palahniuk?
guarda MAGARI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!Magari essere come lui....io cmq ci provo.....lo stye è molto contorto nei libri di chuck e io provo a emularlo!!!!!!!
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Vecchio 29-10-2005, 18:10:46   #10
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Ma dove

Lo stile è spontaneo.. quasi da diario segreto .. Puoi farci una raccolta di racconti
SFOTTI?????no scherzo....ti è piaciuto?
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Vecchio 29-10-2005, 20:10:38   #11
paolo13
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Credo sia scritto molto bene (oddio poi non ne capisco nulla di letteratura).
Un appunto: ogni capitolo ha periodi (intenod frasi) troppo corte,troppi punti.
Lo sò che viene spontaneo ma credo sia una cosa da migliorare
Cmq credo che sai descrivere piuttosto bene come uno pensa.
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Perla

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Vecchio 29-10-2005, 20:11:35   #12
Antonio338
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lo stile è giornalistico. andrebbe bene su un giornale ma per un libro non va assolutamente.
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Vecchio 29-10-2005, 22:12:54   #13
Invernomuto
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Forse sembra troppo uno scorrere di pensieri liberi, con quei periodi...
Comunque non è male
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Vecchio 29-10-2005, 22:58:11   #14
the.jester
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Hai ancora molta strada da fare.
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Vecchio 30-10-2005, 00:03:49   #15
Guo Jia
Pondering.
 
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Monologo interiore tendente al flusso di coscienza, mi ricorda vagamente "La signorina Else" di Schnitzler.

Se vuoi un consiglio, prova ad articolare maggiormente le frasi... ed ovviamente a definire la trama in modo da suscitare interesse nel lettore.
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"Quanti gioielli dormono sepolti nell'oblio e nelle tenebre, lontano dalle zappe e dalle sonde; quanti fiori effondono il profumo, dolce come un segreto, con rimpianto, nelle solitudini profonde." - Charles Baudelaire

"Bonaire preferisce concentrarsi sull'ondeggiare delle onde piuttosto che su quello delle mie tette." - The legend of Alundra

http://www.youtube.com/user/heita3 - ecco un genio.
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