Vignette, vittime durante protesta
davanti al consolato italiano di Bengasi
Secondo fonti non ufficiali, tra i libici ci sono 11 morti e 25 feriti
Calderoli mostra la vignetta su Maometto sulla propria maglietta
BENGASI - Undici libici morti e 25 feriti a Bengasi, durante una manifestazione di protesta davanti al consolato italiano: una protesta contro l'iniziativa del ministro italiano per le Riforme, Roberto Calderoli, di indossare nei giorni scorsi una maglietta anti Islam sulla quale era stampata una delle vignette satiriche su Maometto. Il presidente del Consiglio Berlusconi si è detto totalmente in disaccordo con l'iniziativa di Calderoli, e
ha chiesto le dimissioni del ministro leghista.
Ad assaltare il consolato, secondo quanto ha detto il console generale Giovanni Pirrello, raggiunto telefonicamente nell'edificio dove è stato portato dalla polizia assieme alla moglie e agli altri dipendenti, sono state "un migliaio" di persone: le forze dell'ordine, una sessantina di agenti, sono state praticamente travolte e non sono riuscite a contenere la protesta. Sul numero dei morti e dei feriti non ci sono conferme ufficiali.
La manifestazione. I dimostranti a Bengasi sono arrivati a centinaia poco prima delle 17 davanti al consolato e hanno rotto il cordone di polizia che lo proteggeva, hanno dato fuoco a quattro automobili tra cui quella del console generale Giovanni Pirrello.
Hanno poi spaccato i vetri di molte stanze del piano terra, tentando di gettarvi dentro latte di benzina; hanno anche tentato di forzare la porta d'ingresso senza riuscirci. La polizia libica ha messo in salvo il console e tutto il personale che si trovava all'interno: tra gli italiani non ci sono vittime, ma tra i manifestanti sì.
Il racconto. "Stanno cercando di sfondare la porta. Potrebbero entrare da un momento all'altro. Arrivano da tutte le parti, come i funghi": è il racconto di Antonio Simoeshgon Calves, l'unico addetto del consolato rimasto dentro l'edificio. "Sono dovuto rimanere - ha spiegato Calves, contattato telefonicamente da Sky Tv - per cercare di evitare che i dimostranti entrino. Se me ne fossi andato anch'io, nessuno avrebbe sbarrato le porte da dentro, sarebbero già entrati e avrebbero fatto a pezzi tutto".
Il leghista. "Ma stiamo scherzando? Attentati e violenze di matrice islamica sono cominciate molto prima di qualunque maglietta", ha replicato il ministro per le Riforme alla domanda se sia pentito della maglietta anti-Islam. "Sono preoccupato per la situazione generale, viste le minacce contenute in un'intervista ad un giornale tedesco del figlio di Gheddafi a tutta l'Europa. Una minaccia precedente la mia maglietta", aggiunge Calderoli.
"So che a me potrebbe anche succedere qualcosa, ma bisogna reagire a questa situazione. Non ci prendiamo in giro, l'attentato alle Torri Gemelle ci sono state prima delle eventuali provocazioni e la mia maglietta voleva essere proprio una segnalazione del rischio che proviene da quel mondo".
Nuove misure di sicurezza. Dopo le violenze a Bengasi, è stato disposto da intelligence e antiterrorismo l'immediato potenziamento della vigilanza nelle sedi istituzionali in Italia, comprese quelle di partiti politici, e nei consolati italiani all'estero.
tratto da repubblica.it
-------------------------------
secondo me poteva risparmiarsi questa uscita
in un momento in cui si sa che qualcuno getta benzina sul fuoco riguardo a questa storia delle vignette l'ultima cosa da fare è portare una tanica di benzina