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Gobba-C.S.V.N.M.
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A Day with...
Questo è il prologo con allegato il primo di una serie di racconti intitolata 'A Day with...' di mia creazione. Spero possa essere anche solo lontanamente piacevole da leggere
Ma bando alle ciance e ciancio alle bande ...
Cosa pensa, che sensazioni cela nel suo animo un venditore ambulante di asciugamani?
Anche se può sembrare bizzarro, mi sono posta spesso questa domanda, guardando passare tra gli ombrelloni uomini di tutte le età, di colore, carichi di stoffe e cianfrusaglie. Che vita conducono? Cosa fanno dopo aver percorso l'intera spiaggia e aver ricavato giusto qualche soldo?
Ma non solo loro, non mi voglio limitare ad una sola professione. Sono incuriosità dalla vastità di lavori e di persone, una diversa dall'altra, che si affannano per sopravvivere di questi tempi(cosa ardua, mi hanno detto).
Visto che non sono capace di arginare il crescente corso di questa curiosità, ho deciso di iniziare (e possibilmente finire, anche se mi sembra impossibile) una serie di racconti, ognuno incentrato su una persona diversa, frutto della mia immaginazione, ovviamente. Quindi se nel corso della lettura verranno riscontrati elementi collegati con la realtà, non è e non sarà mia intenzione.
A day with...
1. Mare, sabbia, caldo cocente.
"Devo trovare un paio di ciabatte nuove, queste sono completamente consumate."
Mohamed Hastal si alzava tutte le mattine con questo pensiero, e puntualmente, appena usciva di casa, gli passava di mente, preoccupato da ben altri problemi. Scendeva dalla sua camera da letto, una piccola stanza di un complesso fatiscente stile anni '60, e si passava una mano sulle spalle dolenti per il peso delle borse che doveva trasportare durante la giornata. Lividi violacei e arrossamento cutaneo non lo abbandonavano da anni ormai.
Scendendo le scale di marmo polverose, arrivava al piano terra, nella sorta di sala comune del palazzo. Tutti gli immigrati, per la maggior parte marocchini e nigeriani, si radunavano lì prima di andare in spiaggia, discutendo del più e del meno come se niente fosse.
Qualcuno beveva il caffè preso alla macchinetta nell'ingresso, qualcun'altro faceva colazione pescando da grossi sacchetti dei biscotti in promozione.
Tutto era condiviso, ci si aiutava come si poteva, spartendo cibi e bevande o dividendo i profitti delle vendite.
Quella mattina Mohamed si sedette accanto ad uno dei suoi compatrioti (difatti erano entrambi di Casablanca), e bevve un sorso di acqua, lentamente.
"Amico! Qualcosa non va? Oggi sarà una bella giornata, venderemo un sacco, me lo sento."
Mohamed si stupiva ogni volta dell'ottimismo dell'amico.
"Dio solo sa come fai ad essere così ottimista."
L'amico negò vigorosamente col capo, infilandosi in bocca un biscotto.
"Io sono sempre ottimista e dovresti esserlo anche tu."
Mohamed sbuffò e finì di bere, poi si alzò per tornare in camera a prendere il suo borsone. All'interno vi era raccolta tutta la sua mercanzia, alcune decine di parei, diversi asciugamani e banalissimi occhiali da sole. Passò di fianco all'ascensore, immancabilmente guasto, dopo che l'ennesima corda di ferro aveva ceduto al peso delle troppe persone che vi salivano.
La sua camera era spoglia, odorava vagamente di tabacco misto a muffa e dall'unica finestra che dava sulla strada, salivano i fumi di scarico delle automobili che sfrecciavano ininterrottamente durante il giorno. Non aveva mobili in cui riporre i propri vestiti, quindi li ammucchiava in un angolo della stanza. Non che ci fosse bisogno di un armadio per un paio di camice e qualche pantalone rattoppato. L'unico suppelletto era un piccolo comodino traballante accanto alla branda sulla quale dormiva. Dentro il cassetto di quest'ultimo, teneva tutte le lettere che gli spediva sua moglie dal Marocco, l'unico mezzo con cui si potevano tenere in contatto, dato che nessuno dei due possedeva telefono nè aveva i soldi per una telefonata internazionale.
Raccolse il borsone da terra e prima di uscire si sciacquò il viso. Si guardò allo specchio.
"Devo tagliare questi baffi, sembro un quarant'enne."
Uscito dal complesso, prese la sua bicicletta e le tolse la catena. Molti altri ne possedevano una, visto che l'automobile era quasi un lusso. Chi la guidava, dava un passaggio al maggior numero possibile di compagni, caricando tutte le borse e la merce nel bagagliaio. Una sorta di navetta a servizio semi-gratuito; infatti, tutti coloro che volevano essere scortati in spiaggia con la macchina, dovevano contribuire per pagare una parte della benzina che serviva.
A Mohamed non aveva mai sfiorato l'idea di spendere soldi per una cosa così futile, specialmente per il fatto che non li aveva. Così la sua fidata bicicletta lo accompagnava ovunque andasse.
Infilatosi nel traffico caotico della statale che attraversava la località balneare dove risiedeva, percorse cautamente la strada. Già un paio di volte gli era capitato di finire sotto una macchina perchè l'idiota che guidava non lo aveva visto. Entrambe le volte, l'incidente non gli aveva provocato danni gravi da pronto-soccorso, ma solo lievi escoriazioni e i guidatori se n'erano andati a cuor leggero. Non possedendo una lira, non poteva pretendere di denunciare i suoi investitori, era troppo svantaggiato e poco desideroso di problemi con la giustizia.
Parcheggiò la sua due-ruote legandola ad un lampione e con la borsa in spalla, si avviò in spiaggia. Verso le 11 del mattino, il litorale era gremito e si poteva iniziare il giro per esporre la mercanzia. Da notare, alle 11 di mattina il sole batteva così forte da annebbiare la vista e far girare la testa. Scendendo dall'area del molo, iniziò il suo tragitto dai primi ombrelloni, quelli di un hotel a tre stelle poco conosciuto. Proprio per questo motivo, gli ombrelloni erano quasi tutti chiusi, tranne due o tre turisti che stavano all'ombra, bianchi come il latte.
Gli si avvicinò, con in spalla tre asciugamani e sulle braccia diversi parei, salutò ed espose la sua merce. I tre, sorridendo bene o male, scossero leggermente il capo, declinando con un 'danke' appena accennato.
"Tedeschi, di mezza età perdipiù." pensò lui, lasciandoli al loro bagno d'ombra.
Per esperienza, sapeva che gli unici tedeschi che potevano essere possibili acquirenti, erano i giovani fidanzati o le figlie di coppie benestanti, incuriosite dai colori vivaci delle stoffe. E fortuna che c'erano, questi tedeschi.
Camminando sulla sabbia rovente, le ciabatte di plastica consunta affondavano completamente tra le piccole dune e Mohamed pensò che sarebbe stato lo stesso camminare scalzo. Le maledisse mentalmente e passò oltre un gruppo di uomini chiassosi che parlavano sul bagnasciuga.
Dopo un quarto d'ora di marcia sotto il sole, le prime potenziali clienti gli apparvero davanti come la manna che cade dal cielo. Quattro matrone, insaccate nei loro costumi interi che avvolgevano le loro grosse pancie, con le tette cadenti e occhiali da sole che nascondevano terribili occhiaie, stavano sedute sulle loro sedie-sdraio, parlando sommessamente e lanciando occhiate a tutte le ragazze che passavano sulla battigia.
Si avviò in loro direzione, sapendo che una delle quattro avrebbe sicuramente preso qualcosa. Salutò e fece vedere la mercanzia. Una goccia di sudore gelata lo fece rabbrividire mentre scendeva lungo la schiena.
Qualche minuto dopo, durante il quale le quattro avevano discusso sul colore da abbinare con un certo costume, la più giunonica fece un cenno a Mohamed, che si avvicinò e si inginocchiò accanto al suo sdraio, posando tutti i parei che aveva in mano in grembo alla donna. Questa li esaminò uno per uno, consultandosi con le amiche. Mohamed non capì una parola di quello che le quattro si dissero, ma quando ebbero finito, sperò ardentemente che avessero deciso per un qualsiasi pareo, invece che congedarlo come spesso accadeva.
"Ne hai degli altri dentro la borsa? Vorrei provarne uno verde smeraldo." la vecchia indicò il borsone e Mohamed capì, tirando fuori il resto dei parei.
Una terza discussione animata, durante la quale il ragazzo si sedette all'ombra per evitare di svenire dal caldo. Era uno dei suoi problemi, le clienti di quell'età erano le più difficili, ma perlomeno sborsavano più euro delle giovani taccagne.
"Va bene, allora facciamo questo e questo." la donna prese due parei e diede il resto a Mohamed, prendendo il portafogli.
"10 euro." La faccia della donna si riempì ulteriormente, se possibile, di rughe profonde, ma gli allungò la banconota da 10, scoccandogli uno sguardo bieco.
Mohamed si rialzò, incurante della sua disapprovazione e andò oltre.
Fortunatamente questa non aveva protestato, perchè a volte gli erano capitate vecchie decrepite che si rifiutavano di pagare la somma giusta, ritenendola troppo alta e cercavano di contrattare, imponendo i loro prezzi. Per Mohamed erano momenti di pura disperazione, perchè non era in grado di parlare correttamente nessuna lingua al di fuori dell'arabo, quindi non riusciva a spuntarla e doveva accettare quello che gli offrivano.
Rare erano state le volte che qualcuno gli aveva dato più del necessario, per carità. Normalmente non avrebbe mai accettato l'elemosina, ma essendo in condizioni disperate, aveva ringraziato ed intascato il denaro. L'orgoglio non regge il peso della fame.
Arrivò ad un quarto del litorale verso le 2 e mezza, con la schiena dolorante e la testa che bruciava al tatto. Attraversò una fila di lettini e arrivò in una piccola baracca dove si fermava quasi sempre a mangiare, tra un giro e l'altro. Entrando, trovò qualche suo vicino di stanza e salutò, sedendosi su uno sgabello un po' traballante, al bancone. Il proprietario lo conosceva da anni, visto che frequentava il bar da molto. Era una persona cordiale e disponibile, che non esitava ad offrirgli il pranzo quando non aveva soldi per pagare.
"Ciao Gianni." L'uomo alzò lo sguardo dal bicchiere che stava pulendo e raggiunse il ragazzo con un largo sorriso.
"Mohamed! Che ci fai qui? Aspetta, ti do un bicchiere d'acqua fresca."
Gianni prese un bicchiere e lo riempì fino all'orlo, dandolo poi in mano a Mohamed, che ringraziò con un cenno del capo e un sorriso.
"Prendi anche qualcosa da mangiare?"
"Un panino col formaggio." Un classico. Mohamed lo mangiava sempre perchè era economico e saziava.
"Il solito allora, ma lascia che te lo offra io, non ti vedevo da una settimana!" Gianni prese ad affettare del formaggio e disporlo sul pane azimo.
L'islamismo, la religione di Mohamed, non gli permetteva di mangiare maiale e prodotti derivati da questo, nè tantomeno di bere alcolici. Il divieto di mangiare certe pietanze non aveva mai toccato particolarmente il ragazzo, ma essendo abituato fin da piccolo, non sentiva la necessità di mangiare salumi o buttarsi a capofitto nel bere. Anche se osservava queste piccole regole, Mohamed non pregava a determinate ore, prostrandosi ripetutamente su un tappetino verso La Mecca per due semplici motivi: passando l'intera giornata in spiaggia, era praticamente impossibile ed impensabile stendersi su un tappeto a pregare sotto il sole cocente del pomeriggio, e poi non era così devoto da considerare la preghiera un obbligo.
Restò nel bar fatiscente, parlando con un italiano stentato a Gianni, il tempo necessario per riprendersi dalla calura e continuare il giro del litorale.
Verso le 4 del pomeriggio raggiunse la metà della spiaggia, dove si trovava l'area libera e anche le maggiori opportunità di vendere qualcosa. Prese a girare per i piccoli ombrelloni multicolor, esponendo la mercanzia e salutando tutte le persone che gli rivolgevano uno sguardo. Alla fine trovò una ragazza dall'aria gentile che lo chiamò con un gesto della mano eloquente.
"Dammi un pareo nero e un asciugamano qualsiasi."
Quelle parole, anche se per Mohamed furono di difficile comprensione, lo rallegrarono parecchio. Non solo la cliente non voleva mercanteggiare, ma per di più voleva comprare un asciugamano.
Le porse la merce e facendo un rapido calcolo, le chiese 15 euro. La ragazza, impassibile, gli diede i soldi e lo salutò ringraziando.
Per Mohamed fu un vero colpo di fortuna. Di rado si trovano persone disposte a pagare senza tanti giri di parole e specialmente senza discutere su cosa prendere. Ringraziò la buona sorte e proseguì per la spiaggia libera, dribblando gente stesa a terra e bambini che scavavano buche incredibili.
Guardando una delle tante voragini sul terreno, si ricordò di quella volta che, circa due anni addietro, era inciampato slogandosi una caviglia. Per colpa di quella maledetta buca, era rimasto a letto per due settimane, non potendo spedire neanche un centesimo alla moglie in Marocco, visto che spendeva tutti i suoi risparmi per curarsi. In quell'occasione imprecò così tanto da pensare, una volta guarito, di aver perso anche la più remota possibilità di raggiungere il paradiso di latte e miele.
Guardò l'orologio che portava al polso, uno stupidissimo modello di plastica scadente trovato in un bidone della spazzatura, probabilmente buttato via da qualche insoddisfatto acquirente. Le 5 e mezza. Il sole iniziava a calare, rendendo abbagliante la superficie del mare, increspata dal vento che si era alzato da poco. Quest'ultimo sollevava a sua volta la sabbia, che spesso finiva in faccia a Mohamed, che sibilava imprecazioni tra i denti. Era giunto alla fine della spiaggia libera e mancava qualche chilometro alla fine del litorale. Gli ombrelloni aperti si stendevano a perdita d'occhio davanti a lui, ma ad un certo punto si poteva scorgere la fine, delimitata da una striscia di grossi massi, dove attraccavano catamarani e piccole barche di pescatori.
Durante il primo anno della sua permanenza in Italia, Mohamed aveva prestato servizio in uno dei pescherecci malridotti che solcavano il mare aperto, fuori dalla costa toscana del Livornese. Aveva scoperto a sue spese che soffriva il mal di mare e per non vomitare la maggior parte del tempo, era riuscito a trovare uno stratagemma per illudere la nausea. Fissava un punto preciso, un gancio che aveva davanti a se e lavorava quasi alla cieca, pulendo e smistando il pescato. La situazione non durò a lungo, proprio perchè il lavoro che produceva non era soddisfacente e spesso si faceva sfuggire i pesci dalle reti, che inevitabilmente tornavano a nuotare liberi nel blu.
Con lo sguardo ancora fisso su un peschereccio che stava attraccando, fu travolto da un ragazzo che reggeva in mano una lunga tavola da wind-surf. Entrambi caddero a terra e Mohamed atterrò sprofondando con baffi e tutto nella sabbia. Il ragazzo si alzò da terra e recuperò la tavola, lanciandogli un paio di insulti e raggiungendo il compagno in acqua.
Mohamed, resosi conto solo ora di cos'era accaduto, si rialzò raccogliendo i vari parei sparsi a terra. Quando sembrò essersi riassestato, notò qualcosa di rosso che galleggiava verso il largo e si accorse con rabbia che era un suo pareo. Lanciò una serie di imprecazioni, urlando contro le onde che si infrangevano sulla battigia e sbattè a terra la borsa, mandando a farsi fottere quel pareo del cazzo che gli era costato ben 3 euro, molto per la sua concezione di denaro.
Diversi passanti che camminavano sul bagnasciuga, si girarono a guardarlo, stupefatti. Altri lo schivarono, puntandosi l'indice ad una tempia, come per dire 'questo è fuso'. Per riprendere il controllo, Mohamed si bagnò i piedi con l'acqua strapiena di alghe, una delle quali gli si avvinghiò ad una caviglia. Riprese la borsa e il resto della sua roba, continuando il giro. Erano quasi le 6 e non aveva venduto niente in quella zona, anzi, aveva perso un pareo da 5 euro.
Percorse l'ultimo tratto di spiaggia con un'espressione corrucciata, arrancando faticosamente mentre il sole, a ovest, tramontava e molti possibili clienti radunavano le loro carabattole chiudendo ombrelloni e tutto il resto, andandosene.
L'ultima speranza di vendere qualcosa si presentò poco dopo, sotto le sembianze di cinque giovani italiani super-abbronzati, pompati all'inverosimile, che stavano seduti con le mani in mano. Quando scorsero Mohamed che si avvicinava, si radunarono e iniziarono a parlottare concitati, finchè uno dei cinque fece il consueto cenno con la mano al venditore e questo lo raggiunse, mostrandogli la merce.
"Prendo un paio di occhiali, fammi vedere cos'hai." Al sentir parlare di occhiali, Mohamed capì immediatamente e gli mostrò una tavola di sughero bucherellata dove stavano a penzoloni tutti gli occhiali che aveva. I ragazzi iniziarono a provarsi a turno gli stessi occhiali, commentando come stavano e guardandosi allo specchio che aveva con se Mohamed. Dopo una ventina di minuti abbondanti e centinaia di prove, il ragazzo che lo aveva chiamato ripose l'ultimo paio che aveva indossato e scrollò le spalle.
"Mi dispiace tanto amico, ma fanno tutti schifo, non siamo interessati." anche gli altri ragazzi negarono col capo e si strinsero nelle spalle, con espressioni dispiaciute. A qualcuno sfuggì un ghigno soddisfatto che Mohamed non potè non notare.
Si rialzò dalla posizione ginuflessa in cui si trovava e si allontanò con tutta la sua mercanzia. Quando i ragazzi ritennero che si era sufficientemente allontanato, scoppiarono in una fragorosa risata e si diedero pacche sulle spalle come se avessero compiuto chissà che gesto onorevole.
Come era già capitato diverse volte da quella mattina, Mohamed imprecò in un sibilo e finì il suo giro facendo finta di niente.
Uscì dalla spiaggia e tornò in strada, percorrendo in due ore il tragitto che aveva fatto durante tutta la giornata.
Alle 9 era già al parcheggio dove trovò altri compagni che caricavano le borse sul portapacchi della loro bicicletta e partivano barcollando. Fece lo stesso, slegandola dalla catena e constatando che aveva le ruote sgonfie. La sella era rovente per le troppe ore di sole battente a cui era stata sottoposta.
La strada verso casa era, come all'andata, molto trafficata e doppiamente pericolosa, perchè era buio pesto. Poco ci mancò che il ragazzo non finisse sotto alle ruote di un camion che lo aveva sbilanciato con uno spostamento d'aria improvviso al suo passaggio.
Quando arrivò al condominio erano le 10 passate e la maggior parte degli inquilini stavano al piano terra, raccontandosi la giornata trascorsa. Salutò appena alcuni amici e si chiuse in camera sua, sbattendo in un angolo la borsa insabbiata. Frugò in un sacchetto e ne trasse fuori alcuni pezzi di pane. Prese una scatoletta di tonno in offerta e usando sempre il solito cucchiaino, mangiò svogliato, seduto sulla branda, al buio perchè gli occhi gli si erano arrossati incredibilmente. Accese una lampada sul comodino solo per rileggere per l'ennesima volta la lettera di sua moglie.
Lei lo aspettava, lo aspettava perchè tornasse in Marocco, a Casablanca, dove aveva una casa che condivideva con la suocera, i due figli e un paio di zie molto anziane. Il suo compito era quello di spedire a fine mese la maggior parte dei soldi che guardagnava con la vendita delle sue merci. Quel giorno sapeva che gli era andata bene, in un qualsiasi altro giorno avrebbe guadagnato massimo 5 euro o meno, quindi non si poteva lamentare, ma sfamare un'intera famiglia era un'impresa ardua e a volte inviava loro tutto il denaro che aveva, restando lui completamente al verde. Inoltre doveva raccimolare i soldi necessari per pagarsi il viaggio aereo per tornare in Marocco, il suo più grande desiderio.
Con la consapevolezza che lo aspettavano ancora anni di permanenza in Italia, ripose la lettera della moglie nel cassetto e spense la luce. Si stese su letto e affondando la testa nel cuscino pensò:
"Devo buttare via quelle maledette ciabatte."
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