Vecchio 28-08-2006, 17:01:15   #1
HERMUS
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FF XV: possibile storia (racconto inside)

Seguendo l'ondata di successo di Rafael con il suo racconto fantasy-megafuturistico, vorrei seguirlo anchio per poter prendere qualche traccia del suo inappagabile carisma.
Scriverò, per voi, oh mie lettori, la possibile storia di FFXV: THERMUS DIFFERENCE

P.SS: VOGLIO COMMENTI E CURIOSITA' (forse qualcuno di voi comparirà nella storia, forse....)

CAPITOLO 1: LA FINE

“ Io, io chi sono? È difficile spiegarlo, ascoltami bene…
Voi, tutti voi, sia maligni sia benevoli; avete un lato oscuro nei vostri cuori, nascosto ed eterno; sempre in agguato per afferrarvi nella sua spirale di dannazione eterna; per questo vivete usando una doppia maschera, quella del velo e quella coperta da esso!
Io sono colui che può alzare il velo nelle vostre vite fatte da illusioni e da piaceri inesistenti; voi siete ombre di quello che potete essere e che non volete diventare. Siete coperti da un manto nebuloso che oscura il vostro vero essere e per questo siete creature subdole che cercate ogni via per scappare dalla sublime e tremenda verità. E per scappare provate a credere in falsi pilastri consci che sono solamente di paglia e quando essi cadranno, cadrete anche voi come legna al fuoco e solo in quel momento capirete la vera funzione del vostro velo, ormai consunto e inutile. Lo vorreste squarciare, ma sarà troppo tardi: perché lo stesso velo vi strozzerà attraverso le vostre stesse emozioni, desideri, piaceri, ricordi, pensieri ed esperienze d’ allora, che grazie ad esse vi porterà in un vortice infinito dell’essere che voi non vorreste diventare ma allo stesso tempo bramate più di voi stessi e poi …all’improvviso…prima di far cadere il velo, capirete il vostro sbaglio e scomparirete nell’infinito nulla, dimenticati da tutti, persino da voi stessi medesimi. Io, in tutto questo, sono l’unico che capisce, l’unico che potrà finire questo gioco perverso, l’unico a farvi sostenere i pilastri della luce e della sapienza!
Io sono sia tutto quello che vedete e non accettate, sia il nulla che pensate di vedere ma non lo vedrete mai, io sono sia l’essere, esistente, sia il non essere, incomunicabile, io sono sia l’odio, capace di distruggere l’armonica sfera, sia l’amore, capace di ricreare la tremenda melodia universale, io sono sia infinito e illimitato sia ingenerato e imperituro, io non ho né passato né presente né tanto meno futuro, anzi fanno parte di me perchè senza di me esisterebbe solo il dolce momento perenne, io sono sia illimitato, oltre ai confini del pensiero, sia circonciso in un unico istante, io sono sia immobile e indivisibile, sia onnipresente e molteplice, io sono il Caos, ma allo stesso tempo sono stato generato dal Caos che io stesso ho creato, io sono sia la pecora sia il pastore, sia il topo sia il leone, sia il bene sia il male, io sono sia colui che cercate da troppo tempo e sia colui che allo stesso tempo volete evitare con tutti i mezzi possibili e inimmaginabili, io sono sia l’istinto che vi pervade sia la ragione che vi fa comprendere, io sono sia l’ invincibile che comanda ma anche il debole che ubbidisce, io sono sia il nulla che non c’è ma c’è ovunque sia il tutto che pensate di vedere ma non lo vedrete mai.
Il nulla è il tutto e il tutto è il nulla… e io sono il nulla!”

Oscurità, pensieri, silenzio, immutabile silenzio, tutto questo sentiva Eden in quell’istante…
In mezzo al nero più totale, il freddo corpo nudo di un giovane ragazzo diciottenne era completamente disteso a pancia in giù, inerme, forse svenuto perché neanche un muscolo si muoveva.
“ Dov……Dove sono?”
Parole terrorizzate, vuote e senza senso vennero dalla bocca del ragazzo ancora immobile, parole talmente inutili che neanche lui sentì la sua voce come se al contatto del chaos, anche il suono si scioglieva come neve al sole.
“ Per…perché non sento la mia voce?”
Parole ancora più terrorizzate a causa del luogo così traumatico vennero proferite dal ragazzo che ora stava muovendo le dita della mano destra, chiudendo il palmo a pugno chiuso tanto per vedere se era ancora vivo.
Ci fu un minuto di silenzio, il ragazzo rimaneva immobile e silenzioso perché voleva aspettare il suono della sua voce, cosa che sfortunatamente non successe.
Il ragazzo, quindi con il volto pauroso, finalmente si alzo all’inizio provando a fare leva sulle due mani verso il pavimento invisibile, ma poi si accorse che quel posto era come stare sott’acqua per un pesce, quindi poteva muoversi come più credeva senza troppa fatica, era proprio un oceano oscuro, più oscuro della morte.
Il ragazzo all’inizio nuotò a casaccio, i suoi capelli blu a caschetto si scompigliavano ad ogni nuotata e il suo fisico alto, agile e snello risplendeva in quell’immenso panorama nero ed emanava luce propria per potersi distinguere rispetto a tutte le altre tenebre.
Dopo dieci minuti di un nuoto incensante e impaurito, il ragazzo finalmente notò qualcosa all’orizzonte, un puntino luminoso che si distingueva rispetto a tutto quel caos, quindi il ragazzo pensando che la luce fosse la via di salvezza per quell’inferno senza calore, nuotò disperatamente verso la luce, anche consumando tutte le energie che gli rimanevano a causa della nuotata.
Il puntino diventava sempre più grande rivelandosi per quello che è: una forma ovale lucente, talmente lucente da dissipare le tenebre; infatti il ragazzo, arrivato nei pressi di questa luce, la guardò con meraviglia e stupore perché era la prima cosa che riusciva a vedere in quell’incubo senza fine, tante che gli occhi appena la videro per la sua enorme lucentezza si chiusero e ci vollero qualche decina di secondi perché si abituassero di nuovo alla luce.
“ Eden…”
La luce vibrò nell’oscurità creando un energia d’urto sottoforma d’onda sferica che vibrando nell’oscurità si espanse all’infinito travolgendo anche Eden che oltre a sentire un vento fortissimo in quell’attimo fuggente che lo travolse pochi metri più indietro, sentì anche un suono sottile e calmo, trasportato dal vento e recitava il suo nome: Eden.
Eden, stupito, ritornò nuotando dove la vibrazione lo aveva allontanato e là scrutò la luce con i suoi sottili occhi castani per quale secondo e proferì verbo:
“ Chi sei?”
Sfortunatamente anche questa volta la sua voce non risuonò nelle sue orecchie perché le sue parole furono mangiate dal caos.
Eden costernato, per non poter comunicare con la luce, guardò con occhi vacui essa per aspettare una risposta invano, però sorprendentemente venne la risposta poco dopo, ma questa volta, la luce, anzi di comunicare con Eden attraverso le onde d’urto lo comunicò attraverso i pensieri, come se Eden stesse pensando un colloquio immaginato tra lui e la voce calma e sottile che precedentemente lo aveva chiamato per nome
“ Salute a te….figlio mio…...prima di rispondere a tutte le tue domanda, fammi vedere da te in una forma più conoscibile perché vedo nei tuoi occhi la paura dell’ignoto….”
Eden appena sentì la vocina nella testa che lo stava esortando ad aspettare per qualche istante, cacciò un urlo che venne subito divorato dalle tenebre di quel luogo, quindi, dubbioso da un lato per capire come ha fatto la vocina a sentirlo e vinto dall’altro perché doveva aspettare pazientemente per avere tutte le sue risposte, aspettò pazientemente, galleggiando nell’oceano nero, la cosa che ha come ha detto la vocina lo doveva far calmare.
Dopo qualche attimo di silenzio, l’ovale lucente iniziò ad schiacciarci come se una mano gigante lo premesse fra i due poli e a causa i questo schiacciamento, quattro fasci di luce si separarono dal tronco principale, due di sopra e due di sotto, tutto questo mentre tutto si stava restringendo ad altezza uomo.
L’ovale lucente era diventato una forma umana lucente, la quale diventava sempre più consistente…
I fasci inferiori divennero due gambe, i fasci superiori divennero due braccia e il tronco si spezzo diventando un corpo e una testa, collegata con un collo.
Ora, sotto lo sguardo attonito di Eden, un uomo anziano, calvo e dalla barba bianca e corta, era immerso da una luce abbagliante che stava sempre più scomparendo ma prima di scomparire nel corpo del vecchio comparve una tunica rossa sgargiante, composta da enormi maniche lunghe e inoltre, comparve anche un bastone abbastanza nodoso di legno quercia che l’anziano signore prese serrando il pugno destro.
Quando la luce finì di abbagliare, scomparendo, rimase infatti solo il minimo per poter distinguere la figura nell’oscurità, finalmente Eden vide il vecchio signore che in tutta la sua interezza incuteva un certo timore e rispetto ma anche, a causa del suo sguardo gentile rivolto a lui, sicurezza e affetto.
Per un intero minuto, il vecchio appoggiato con il nodoso bastone ed Eden si guardarono a faccia a faccia, il primo con sguardo stupito e attento ad ogni minima parola rivolto a lui, il secondo guarda Eden con sguardo gentile e fiero, come se fosse un padre a guardare un figlio, dopo aver vinto una gara particolarmente difficile.
“ Chi sei?”
Domandò di nuovo Eden, rompendo il ghiaccio che si stava formando fra i due; naturalmente la voce non la sentì ma ora, era abbastanza sicuro che il suo interlocutore l’abbia sentita, infatti rispose con voce un po’ più dura della voce lucente ma sempre calma e sottile, quasi gentile e ben disposta a chiarire qualunque dubbio di Eden:
“ Io chi sono? È difficile da spiegarlo ascoltami bene…Per ora basta sapere che io sono Veritas, custode della verità e delle bellezza universale…”
Eden sentiva queste parole come se fossero opera sua nella sua testolina ma ormai era certo che stava parlando Veritas, quindi lo guardò finalmente negli occhi che regalavano a lui sicurezza e affidabilità e rincuorato dalla visione, continuò a domandare a raffica per non ricreare il ghiaccio rotto qualche secondo fa:
“ Perchè sono qui? C’è una via d’uscita?”
La figura anziana di nome Veritas sorrise verso di lui come se fosse un bambino troppo curioso, indi proferisce con lo stesso modo di parlare
“ Perchè sei qua? Perché ti ho chiamato qui….Eden, figlio mio…..”
Questa volta Eden lo sentì per davvero, lo aveva chiamato figlio mio come se fosse suo padre, per questo risponde incredulo
“ Figlio? Sei mio padre?”
Dette queste fatidiche parole l’anziano signore si avvicino ad Eden levitando sull’oceano, fino ad essere a settanta centimetri di distanza da lui, tanto vicino a tal punto di confortare la sua spalla destra allargando il braccio con il palmo della mano aperta.
Eden appena Veritas lo toccò senti una potentissima sensazione dentro di se, una potenza incontrollabile stava viaggiando dentro di se, talmente potente che Eden aveva paura di non riuscire a contenerla, facendo esplodere il suo misero corpo da mortale ma tutto questo non avvenne, avvenne invece che Veritas sempre guardando con occhi cari e pietosi disse con la stessa calma voce che faceva sentire Eden sempre più a suo agio vicino a quella figura come se fosse un Dio sceso in terra per proteggerlo da tutto e tutti,
“ Tu…sei figlio della verità, cioè mio figlio *detto questa leva la mano confortevole e si mette in posizione seria, incrociando seneramente le braccia orizzontalmente nel petto e con voce solenne e autoritaria aggiunse*…ma è troppo presto per capire….ora ascolta attentamente quello che ti sto dicendo!”
Eden privato dal conforto della sua mano lo scruto ancora più attentamente non solo per sentirlo meglio ma sperava anche di riceve altra energia solamente guardandolo attentamente
“ Eden…oggi sarà il fatidico giorno…”
Eden non capì immediatamente di cosa si stava riferendo Veritas
“ Quale fatidico giorno?”
“ Quello in cui finalmente spiccherai il volo…”
Eden finalmente capì ma com’era possibile che Veritas sapeva che in quel giorno, cioè il suo diciottesimo compleanno, Gilbert, lo manderà via dalla baita, era una cosa che non capiva…forse era solo un sogno, uno strano sogno ed Veritas era solamente la sua coscienza….
“ Ma tu come lo sai?”
Veritas fece un sorriso onirico alla domanda di Eden
“ Io so molto cose….figlio mio….sono la verità….hai paura?”
“ Si….sono in mezzo al nulla più totale…sono nudo….non sento nulla, solo la mia mente e tu… *poi riflette alla domanda, e capisce che essa non era riferita al momento ma a quello che presto accadrà e rapito da Veritas, disse esattamente quello che provava per la decisione di Gilbert*…Si, ho molta paura ma non per me, ho paura ma non solo per il mio futuro ma soprattutto di lasciare mio nonno solo dentro la baita della mia infanzia….”
Veritas sentendo tutta la prova di sincerità di Eden lo guardo con un sorriso paterno e proferì verbo solenne e calmo
“ Io lo so…ma questo è il tuo destino, non lo puoi modificare…Gilbert lo sa e per questo si è preparato da sempre a questo addio…è per il tuo bene!”
Destino, quale destino…Eden non capiva, cosa c’entrava il fato nella sua vita era solamente un umile orfano che doveva abbandonare la sua casa d’infanzia, il destino non c’entrava affatto…sperava…
“ Destino? Quale destino?”
“ Il destino…tu, Ede, figlio della verità universale…sarai messo a dura prova dal destino, durante la tua lunga odissea subirai tutte le esperienze che ti formeranno mentalmente e fisicamente per il tuo arduo compito…Oh prescelto…..”
Eden non capiva…
Il prescelto…
Lui era il prescelto, ma il prescelto per cosa, una domanda che si pose subito e che certamente lo avrebbe tormentato fino a quando non sapeva la risposta, quindi disse con voce flebile e spaventata
“ Il prescelto per…per cosa?”
Veritas rimase muto alla sua domanda però si avvicino a lui con passo lento e marziale e gli appoggio tutte le due braccia nella schiena per abbracciarlo come fa un padre rispetto al proprio figlio e appoggiandosi la testa nelle spalle di Eden, gli sussurrò gentilmente all’orecchio destro
“ Lo scoprirai durante il tuo viaggio…ora ti devo salutare ma prima vorrei donarti le mie energie, per aiutarti sul difficile compito…”
“ Non te ne andare…”
“ Non ti preoccupare ci rivedremo in questo luogo al termine del tuo viaggio…”
Eden lo vide sempre più sfocato e lucente, stava diventando come la luce di prima ma questa volta non era accecante anzi dava sensazione di caldo alla vista e per di più stava circondando Eden rendendolo più luminoso di una stella che brilla nell’immensità dell’universo.
I sensi lo intorpidiscono, la luce lo annienta, all’improvviso Eden crolla privo di sensi verso una caduta infinita mentre la luce lo seguiva, avvolgendolo sempre più fino ad essere assorbita inconsapevolmente da Eden, rendendolo una stella cadente.

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Vecchio 28-08-2006, 17:35:32   #2
Xerox
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non è male però voglio vedere come la storia si evolve ....ancora è solo l'inizio .......
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Vecchio 28-08-2006, 21:32:19   #3
Rikketta
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come inizio promette bene
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Vecchio 28-08-2006, 21:34:54   #4
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Vecchio 28-08-2006, 21:36:20   #5
Cercatore
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Vecchio 28-08-2006, 22:44:45   #6
ninja32
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quanto c'è scritto. certo ke FFXV è lontanino...
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Vecchio 29-08-2006, 09:56:10   #7
Zip91
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Vecchio 29-08-2006, 10:23:47   #8
HERMUS
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domani posto il 2..oggi non ci sarò
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Vecchio 30-08-2006, 19:03:07   #9
HERMUS
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CAPITOLO 2: LA FORTEZZA DI DRUSY

Suono di trombe, oscuri nubi all’orizzonte, cavalli che nitriscono…era il segnale decisivo, il segnale dell’arrivo dei nemici, l’ultima grande battaglia per finire questa inutile guerra, servita solo a spargere armi e sangue.
“ Guardate anche voi consigliere, gli squilli delle trombe, stanno arrivando…”
“ No…baronessa meglio allontanarsi dal davanzale prima che una freccia nemica la colpisca”
Una landa erbosa…era questo il territorio dove si trovava la roccaforte di Drusy, ultima difesa dei ribelli di Coon, secondogenito del re Hiror.
La roccaforte si trovava nel fianco destro del lago minore, una grande fortezza di quattro piani fatta di pietra marrone e nel davanzale del terzo piano c’era una donna sui trent’anni che stava guardando l’orizzonte nudo e verde con massima concentrazione, appoggiata nel davanzale, mentre un uomo alto e mingherlino sessantenne la stava accanto in posizione di uscita
“ Forza…usciamo….fra poco spunteranno e vostro marito mi ha riferito di metterla al sicuro nelle vostre stanze private, durante tutta la guerra…”
La signora si voltò di scatto in lacrime
“ No…voglio starli vicino…c’è rischio che lo perda per sempre”
Il consigliere fece appoggiare la testa della donna nelle sue spalle e accarezzando dolcemente la nuca, si avvia on le verso la porta seguendo
“ Non vi preoccupate…non è mai troppo tardi per sperare…”
Intanto un soldato gridante
“ Arrivano…Arrivano…Arrivano i nemici”

Alba, pace sforzata nella fortezza di Drusy, solo il suono del fruscio del lago si sente tutto intorno tace come se stesse aspettando qualcosa, infatti sotto la grande fortezza un esercito di uomini, armati pesantemente di spade e balestre, attendevano, senza muovere il muscolo, verso l’orizzonte come se dovesse spuntare all’improvviso qualcosa di terribile e loro dovevano essere pronti come non mai in qualunque momento.
L’esercito era diviso in tre schieramenti: i primi, i più lontani dalla fortezza, erano i cavalieri, uomini pronti a scattare al minimo rumore sbagliato, i secondi erano gli uomini a terra che usavano armi corpo a corpo, spade e asce soprattutto e la terza fila, la più vicino alla fortezza, era composta dagli arcieri e balestrieri, i quali erano pronti a sparare a qualunque cosa comparisse al di fuori di quello scenario silenzioso e innaturale.
“ Hei…ma non è Salazar? Il famoso mercenario?”
Il cavaliere accanto a lui sulla destra, si girò lo scrutò per bene: era un giovane ragazzo, novizio alla guerra
“ Si…”
Salazar si rimise nella posizione di prima, cioè la testa verso l’orizzonte per essere pronto alla minima vista
Il ragazzo però imperterrito continuò a parlarli sansa ritornare alla sua posizione
“ Mi hanno detto un sacco di cose su di lei…ma è vero che ha ucciso un branco di 100 lupi da solo?”
Salazar senza muovere un muscolo
“ Si…”
“ Ha ucciso il famoso Derek Grande Scudo…”
“ Si…”
“ Ma la sua battaglia più impegnativa e quando ha sconfitto un demone chiamato Minotauro…”
Salazar alle sue parole si ricordò del difficilissimo combattimento contro quella cosa e smorzando un sorriso per schiacciare il pensiero e ritornare al suo ruolo disse:
“Si…”
“ Piacere il mio nome è Diamante, figlio cadetto di lord Fantagnar”
Il ragazzo gli si avvicino la mano in segno di piacere, il mercurio si girò lo scrutò dall’alto con i suoi occhini neri e disse sillabando le parole
“ Per caso conoscete un certo Sidney?”
Il giovane annuendo un no con la testa disse con la testa abbassata per la vergogna di non aiutare un grande eroe di guerra
“ No…mi dispiace ma posso sapere chi è?”
Il mercenario girandosi con faccia inespressiva ritornò al suo posto
“ E’ una lunga storia…meglio che vi rimettiate al vostro posto prima che siete impreparato con i nemici che sbucheranno da un momento all’altro
“ Ha ragione…però dopo la battaglia me lo dice, va bene?”
“ Certo”
Salazar pensò dopo quel breve scambio di battute come mai quel nobile era così sicuro di non morire in quella battaglia, come se le persone del suo rango nella battaglia sono intoccabili, un po’ era questo il pensiero di tutti i nobili che scendevano in battaglia: loro erano le stelle degli eserciti e come stelle nessun mortale poteva loro avvicinarci.
Poi, dopo questo pensiero dei nobili in battaglia, Salazar penso per l’ennesima volta ad Sidney, in primo luogo com’era di fisico, anche se lui lo dipingeva come il male sceso sulla terra, poi pensava sempre se un giorno troverà una persona capace di dare informazioni vere su Sidney che ormai era la sua unica ragione di vita trovarlo.
Tutte le sue battaglie, tutto il sangue che ha colato in questi ventiquattro lunghi anni è stato esclusivamente per lui, la causa di tutto ciò che accade male nel mondo, lo sognava ogni notte mentre rideva come un pazzo mentre gli rubava sua madre, un ombra ormai senza significato che non aveva mai visto oppure sogna quando i suoi scagnozzi, mere figure scheletriche, avevano ucciso suo padre con incredibile rapidità e malvagità: Sidney era la causa del suo viaggio e quando lo avrebbe incontrato, il suo viaggio senza inizio sarebbe finito per sempre.
Suono di trombe…un soldato gridante
“ Arrivano….arrivano….arrivano i nemici”

Queste grida riecheggiarono in tutto il silenzio innaturale del luogo, i cavalli iniziarono ad agitarsi ed un polverone bianco si alzo nella linea dell’orizzonte.
Il comandante, un uomo ricoperto totalmente da un armatura a fil di ferro gridò ai suoi uomini girando col cavallo per avere un ampia prospettiva dell’esercito
“ Gli esploratori hanno chiamato…ORA VOI RISPONDETE! PER LA GLORIA DEL VERO RE, LORD COON, SUPREMO SIGNORE DELLE NOSTRE LANDE!”
Uno scalpitio e un fervore generale colpì l’esercito che alzarono le armi in cielo
“ SI….PER LORD COON!”
Il generale continuò
“ ORA ANDATE, DISTRUGGETELI E VINCETE!”
Al comando del generale i cavalieri partirono verso il polverone che ora stava scomparendo facendo intravedere i cavalieri nemici che con i loro possenti zoccoli distruggevano le zolle d’erba facendo alzare un gran polverone.
I due eserciti erano a distanza di 500 metri
400…
300…
200…
100…
50…
25…
Un morto…
Salazar prese una balestra leggera nelle spalle e mirò con incredibile maestria e precisione un cavallo nemico che cadde facendo cadere anche il cavaliere che venne presto scafazzato dagli altri cavalieri che erano troppo vicini per notarlo…Salazar ripose la balestra prendendo due spade nelle due rispettive mani
10…
5…
Il rumore degli zoccoli erano incensante e mortale per quei novizi della guerra che stavano partecipando, facendoli intorpidire
4...
3..
2…
1…
0…
L’ultima battaglia per il controllo della lande iniziò subito con tantissimi tagli di testa da parte dei rispettivi cavalieri per quelli che utilizzavano le spade invece per quelli che utilizzavano le lance vennero infilzati rispettivamente, per ora il numero dei morti era a pari merito.
Salazar faceva strage dei nemici con le sue due spade ne infilzava uno e poi subito un altro, abbassandosi o muovendo i fianchi per evitare i colpi dei nemici che rispetto a lui non erano mirati e precisi.
“ Guarda Salazar ho già ucciso un nemico..”
Diamante durante la battaglia lo guardò mostrando nella mano sinistra la testa di un nemico
Però questa distrazione gli fu fatale, un cavaliere approntandosi della situazione, gli passo presso al fianco destro per poter fare con il suo spadone a due mani un tondo roverso verso la gola del giovane.
La testa, con l’espressione mezza trionfante e mezza disperata, cadde a terra calpestata subito dal cavallo nero di Salazar che si stava dirigendo verso il cavaliere per usufruire della situazione e prendendolo alla sprovvista.
Facendosi largo tra la folla dei cavalieri che ormai si riconoscevano solo attraverso il simbolo dipinto nello scudo, Salazar arrivò dietro al cavaliere che stava uccidendo con incredibile facilità i suoi alleati e ormai vicinissimo a lui gli fece due affondi nella schiena utilizzando tutte e due le spade.
Il sibilo suono fra l’incontro tra due metalli…il cavaliere portò il suo spadone indietro, con la mano sopra le spalle, per pararsi del colpo, facendo rovinare le punte delle due spade.
“ Maledetto” Salazar ghignò i denti dalla rabbia
Egli con rapido e potente movimento di polso, mise la spada dalla posizione verticale a quella orizzontale, facendo cadere una spada di Salazar a terra e graffiandolo con la punta nella guancia destra, facendo uscire copioso sangue.
Il cavaliere misterioso subito girò la spada a 180 gradi rimettendola di nuovo davanti a lui e corse via, scomparendo dalla vista del mercenario.
Il mercenario sempre correndo col cavallo, abbassandosi prese la spada, conficcata nel terreo che gli era caduta durante il breve incontro e in quella posizione taglio diverse gambe dei cavalli nemici, rimettendosi in alto, colpendo con l’elmo appuntito un nemico che lo stava colpendo in quella posizione sfavorevole e lo finì con un veloce tondo girando il busto e colpendo il petto dell’uomo che cadde rovinosamente.
Intanto il secondo schieramento era giunto combattendo con gli uomini a terra dell’esercito nemico che fortunatamente erano meno numerosi di loro e quindi c’era una facile vittoria da parte loro, non come la cavalleria nemica che era molto più numerosa del primo schieramento e contava anche un eroe, Andrea, eroe in tutta la guerra dei due re, colui che mai aveva subito un graffio.
“ Bene”
Pensò Salazar vedendo gli arcieri nemici a cavallo, la truppe d’elite di re Carlo, infatti stava mettendo lo scudo, attaccato all’avambraccio, sopra di se per ripararsi dalla prossima pioggia di frecce
Infatti dietro la battaglia stavano giungendo arcieri a cavallo, i nemici più pericolosi infatti già con le loro frecce stavano facendo strage dei nemici più impreparati.

Intanto dentro un corridoio chiuso dentro la fortezza, il consigliere stava passeggiando frettolosamente verso il fondo del corridoio dove stava nel muro di pietra destro una porta.
Aperta, giunge in una stanza grande, spartana, composta da una scrivania nel lato destro ed da un cammino nella parete al centro che illumina flebilmente l’oscurità del luogo
“ Scusatemi mio signore…”
Un uomo, al centro della stanza stava osservando pensieroso le lingue di fiamma e sentendo il rumore dei cardini della porta si voltò rapidamente verso essa come se stava aspettando qualcosa
“ Allora...sono arrivati?”
“ Certamente mio signore…!”
“ Perfetto, darò l’ordine io, perchè fra poco scenderò in battaglia per rinfrescare la mia squadra!”
“ Ma…signore, uno non può fare la differenza…”
“ Con questo Albert? Tutto il mio popolo sta combattendo per una guerra incerta e anch’io devo stare con loro come futuro reggente devo stare con i miei sudditi nei momenti difficili…”
Con questo Coon, arrabbiato dalla nuova insistenza del consigliere, s ne andò sbattendo la porta, quindi percorrendo tutto il lungo corridoio, presso le scale che portavano all’entrata chiamò una serva che si stava aggirando nei paraggi
“ Chiamatemi mia moglie e fatela venire all’entrata!”
“ Subito signore…”
Allontana la domestica, Coon scese nell’atrio della fortezza che in quel momento era piena delle sue guardie personali ed appena giunto il signore, uno si staccò dal gruppo e si avvicino a lui
“ Miei comandi signori?”
“ Andate con i vostri cavalli presso la battaglia e suonate le trombe…”
“ Sarà fatto…e voi?”
“ Io vi raggiungerò dopo…”
“ Bene…*girandosi verso i suoi uomini*…AVANTI….PRESTO…ALLE STALLE…”
Detto questo si allontanarono dalla porta principale, finendo con la persona che aveva parlato con Coon che uscì con un grosso inchino smorzato a causa della paura che invadeva il suo animo.
“ Coon…oh Coon!”
Dalle scale provenì una voce da donna: era la moglie di Coon, Hira.
Coon sentendo al voce corse verso le scale per aspettarla alla fine delle scale prendendola con un grosso abbraccio
“ Come stai tesoro?”
“ Non ti preoccupare per me….ma…”
Dicendo questo la donna iniziò a piangere sulla spalla del marito
“ No…non fare così…tornerò molto presto…”
“ Me lo prometti?”
“ Certo…ora guardami!”
Gli alzo il volto abbassato, con la mano, facendo leva sul mento e guardandola il volto rigato di lacrime, la bacio teneramente nella fronte
“ Io vado….ci rincontreremo!”
Detto questo, lascia la donna sola, si girà e se ne và in silenzio attraverso la porta mezza aperta, lasciato dal capitano del sue guardie del corpo.
La donna lo guardò tristemente allontanarsi ma prima che scomparì fra le nebbie di guerra disse
“ HO UN FIGLIO….”
Coon smise un attimo di camminare per un interminabile secondo ma poi come se ci ripensò, riprese a camminare però si vide che si era formata una piccola pozzangherà sotto di lui appena scomparì.
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Vecchio 30-08-2006, 20:06:33   #10
Raziel90
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poi li leggerò
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Vecchio 31-08-2006, 12:15:21   #11
Xerox
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inizia ad essere interessante....
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