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Esas-perato (roba da cascare giù dal pero)
Sono distrutto, di cemento, dice che non mento, ma a volte lo faccio, purtroppo. E se il purtroppo stroppia, il malgrado è recluta, e ad arrivare al generale in generale ci vuole un po', e a volte un Senna o un Tevere.
Non ci vuole molto a capire che sono esasperato, adirato, furente, furibondo, violento, impetuoso, veemente, irruente, focoso, ardente, infiammato, cocente, bruciante, scottante, bollente, arroventato, fumante, annebbiato, offuscato, adombrato, appannato, ombreggiato (campagna "Aiuta i bambini del terzo mondo, quello dopo Venere, con un aggettivo". Se non vivete in campagna fatelo comunque in città).
Il mio psicologo dice che è necessaria una pausa...
...L'ha detto il mio psicologo, mica io!
Il mio psicologo dice anche che visto il mio aspetto, smunto come una vacca e pallido come un palloide, è inevitabile che mi prenda una vacanza. E io infatti me la prendo perchè prendendomi una vacanza lascerei un posto vacante, e in questo modo lo prenderei in quel posto, che non è di lavoro.
Peccato urga al più presto, o al massimo non più tardi del presto o del meno tardi che mai. I caffè sono esclusi dalla mia quotidianità, dal corriere della sera al postino del pomeriggio inoltrato: quello nero perchè il mio psicologo è razzista, quello espresso perchè è un allegato di un quotidiano, quello corretto per puro sbaglio, e quello lungo perchè lo salto a piè pari per non creare disparità.
Ciònonostante l'esasperazione è sempre presente, perfino (e per segno) alle riunioni di condominio, che solitamente tutti evitano come la peste (anche ora che è estinta).
E allora ogni mezz'ora ho i minuti contati che non sono secondi a nessuno.
Chiedere le ferie al capo non è facile.
Solitamente non ti risponde. Eh, sì, è sopra di te ma ma non ha una bocca , solo capelli.
Ci si potrebbe aiutare a vicenda (brutta vicenda) con degli straordinari esasperanti, per arrivare alle agognate ferie, ma se già sono esasperato il rischio più probabile è un eccesso di bile, che metterebbe in secondo piano proba, senza veranda, falsanda, e doppio servizio, giornalistico e fotografico.
La soluzione rimane un miscuglio omogeneo di due o più sostanze, o al limite il suicidio. In effetti (collaterali o cocentrali) non avevo mai pensato a togliermi la vita, rimanendo con le gambe attaccate al busto arsizio. Peccato (capitale, provincia o 3/4 di frazione) che in questo momento sia assolutamente plausibile come punto d'arrivo, traguarduo e complicato.
Esasperato poichè alla frutta, mi accingo ordunque a gustarmi il dessert del sahara, condito con tanto di veleno (poco, non tanto, ma comunque il necessario, dato il necessario atto), per far cessare la funzione dei miei organi, delle mie chitarre (che questo gesto non se lo scorderanno), del mio set di pentole, così come il set di tennis che ho appena vinto.
C'è chi dice che si mangia per vivere, ma io ora mangio per morire.
C'è chi dice che la morte migliore sia quella veloce e indolore, e chissà se questo veleno mi farà morire in fretta e furia cavallo del west.
C'è chi dice e c'è chi cuce.
Tutti dicono, nessuno si fa mai gli affari suoi e perde tutto. Io in fondo perdo solo l'esistenza, il fondo pensione lo mantengo.
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L'unica certezza è il dubbio.
Ultima modifica di explorer; 17-02-2007 alle 19:57:18
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