Un giorno squallido come un'altro per Filsorn, di solito vagava per la città in cerca di un posto dove potesse dimenticare anche solo per un attimo il peso dell'opressione, delle regole, dei pregiudizi che lo circondavano e che incatenavano la sua libertà, ma quel giorno si alzò più tardi del solito, la sveglia era insolitamente muta, poi si accorge di aver dimenticato di spstituire le batterie...
Una libertà che sognava Filsorn, sognava cieli azzurri, paesaggi verdeggianti e una brezza tiepida che accarezzava la pelle...
Uno scenario che lo faceva sentire in pace con se stesso e con il mondo e che lo avrebbe fatto svegliare col sorriso sulle labbra.
Invece ogni giorno doveva sopportare il grigiume del paesaggio, la gente scontrosa che camminava frettolosamente sui marciapiedi, gli sbandati nei viottoli, il vento gelido che ti ghiaccia fino nelle ossa, il trambusto delle auto, i barboni, che poveretti non avevano fatto male a nessuno e che a malapena reggevano il braccio per chiedere l'elemosina tra l'indifferenza dei passanti e i maledetti piccioni appollaiati sulle grondaie in continua espletazione.
Il cielo non era azzurro con qualche nuvoletta quà e là come lui voleva, ma di un grigio marcio che rendeva ancora più lugubre il luogo e che stroncava qualsiasi speranza.
Come se non bastasse uno schifoso cane aveva appena innaffiato le porta di casa giusto per dare il buongiorno e ricordarlo dello schifo cui lo circonda.
Per il momento si tappa il naso e decide di soprassedere quando pochi passi avanti il solito piccione decide di fare il tiro al bersaglio su di lui centrandolo sulla spalla sinistra sfiorando prima l'orecchio...
Filsorn volge lo sguardo in su e vede il piccione che lo guarda quasi con aria beffarda facendogli notare che se avesse pulito uscio forse non si beccava una cacchina sulla giacca nuova.
Chiunque si sarebbe incazzato nero ma Filsorn capisce che quel piccione faceva solo parte del paesaggio, ma questo non impedisce al suo volto di mostrare una profonda tristezza.
Torna in casa a cambiarsi la giacca e continua la sua passeggiata in strada quando ad un tratto si distrae guardando due uomini dall'altra parte della strada discutere animantamente e pesta qualcosa di morbido...si ferma, guarda e con rammarico si rende conto di aver pestato la solita merda fumante di un cane, probabilmente lo stesso che gli ha sciacquato l'entrata di casa.
La giornata è iniziata peggio del solito, prende la bici e decide di andare via da quell'orrenda città, pedala più forte che può, senza una meta, senza rendersi conto di quello che sta facendo, vuole solo fuggire, ne ha le palle piene di quel posto, vuole la pace,la tranquillità intorno a sè e dentro di sè.
Esce fuori dalla città, continua a pedalare anche se ha il fiatone da due chilometri, finchè non sitrova in aperta campagna...
nessun rumore, solo il sottofondo della natura e la tiepida brezza che sognava...il cielo è azzurro, spalanca gli occhi per non perdersene nemmeno un pezzettino, ora può rilassarsi e far scorrere il pensieri nella mente, perchè ora Filsorn, può guardare l'orizzonte col sorriso sulle labbra...