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Vecchio 31-05-2007, 23:28:44   #1
Lord Lollo
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Scusate per lo sfogo... [PER NON DIMENTICARE]

Scusatemi tanto, ma stavo mi è capitato ultimamente di leggere cosa accadde quel 28 Ottobre del 1979... E mi sono anche semi-commosso solo a rileggere spezzoni di articolo...

Per chi ha tempo e voglia, consiglio di legge questi articoli:

28 ottobre 1979, Roma-Lazio, una stracittadina che nelle ultime occasioni aveva già fatto registrare allarmanti segnali di alta tensione tra gli opposti schieramenti. [...] Le opposte fazioni si scontrano passando per la tribuna Tevere, con le forze dell'ordine a rinforzare i punti più caldi, e quando tutto sembra tornare alla calma... arriva il dramma!
Dalla Sud una scia nera sibillante parte nei pressi dello striscione "Club Somalia" verso la Curva Nord, ma la traiettoria cambiata dal vento fa slittare il mortaio sopra il tabellone. Poi un altro "fischio". Parabola diversa. Va fuori lo stesso. Infine un terzo, sempre un razzo antigrandine. Questa volta con traiettoria tesa, senza parabola. Fa un percorso di 150/160 metri nell'aria... "Ho visto arrivare il razzo dalla Sud con la scia nera, lunghissima, filava veloce, credevo che andasse in alto come gli altri, ma all'improvviso è arrivato verso di noi. Istintivamente mi sono scanzato e in quell'istante m'è arrivato del sangue in faccia", racconta rabbrividito un testimone dell'atroce domenica, quando un razzo va ad infilarsi proprio nella testa di un tifoso della Curva Nord. "Quell'uomo aveva un panino tra le mani e lo stava mangiando; poi la moglie ha cominciato a urlare, e lui, rosso di sangue, cominciò a rotolarsi mentre tutti scappavano". I primi a soccorrerlo sono dei medici: "Quel razzo era entrato nell'occhio sinistro dell'uomo. Metà razzo gli fu tolto da un ragazzone. Pensate che dalla testa continuava ad uscirgli il fumo, una scena orribile". Sulle verdi panchine ora macchiate di rosso sangue s'odono per un attimo solo le strazianti grida di una donna sconvolta: "No, non morire, non puoi morire, abbiamo due figli!", è la moglie dell'uomo. "Corsi subito nella parte alta della curva dove la gente s'agitava freneticamente, andai verso quell'uomo, vidi il razzo nel suo occhio e lo tolsi nella speranza di salvarlo: s'era conficcato proprio dentro la testa. Non dimenticherò mai di che colore diventò la mia camicetta. Uno spettacolo assurdo, straziante... non si può morire così!" Arriva l'urlo lacerante di una sirena. La corsa al Santo Spirito. Un inutile battaglia contro il tempo, per un responso scritto sul registro dell'ospedale: quell'uomo arrivato dallo stadio è registrato con il numero 6220, l'atto di una fredda fase burocratica che gli sancisce la morte dinnanzi alla legge. Sono le 13.45 quando la prima fila della gradinata Nord, sopra l'ingresso 57 nell'angolo accanto al passaggio, viene piantonata da 4 carabinieri con elmetto e fucile intenti a proteggere gli addetti che effettuano i rilevamenti sul luogo ove la morte s'è fermata. Quell'uomo si chiamava VINCENZO PAPARELLI, 33 anni, di professione meccanico, abitante a Mazzalupo, vicino Casalotti. Era venuto allo stadio in compagnia della moglie Wanda, ma un razzo per imbarcazioni, gli stronca la vita[...]. Le reti di Zucchini e Pruzzo passano inosservate, anche se la Sud continua ostinata nei suoi "ROMA, ROMA", mentre la Nord si accanisce persino su un pallone che erroneamente arriva in curva, rigettato in campo squarciato dalla lama di un coltello. Al fischio finale le violenze si riversano per le vie della città[...]. "Ad incitare chi sparò addosso a Paparelli -scrisse il "Il Corriere dello Sport" riportando le testimonianze dei tifosi presenti in Sud- furono in molti. A pochi metri c'era anche un servizio d'ordine con tanto di fascette di riconoscimento legate al braccio, ma nessuno disse niente, anzi tutti l'applaudirono, e tutti hanno visto quel razzo finire tra la gente della Nord. Qualcuno urlava ai Laziali "MORIRETE", invece altri alzavano bare di cartone, poi quando si seppe che una persona era morta, tutti gridarono a quel ragazzo "ASSASSINO, ASSASSINO" e lui è scappato piangendo".



Nel ricordo di Vincenzo Paparelli

Mi chiamo Vincenzo Paparelli, e sono morto il 28 ottobre del 1979.
Forse qualcuno si ricorda ancora di me.
Ero un uomo di trentatrè anni che un giorno fu ucciso allo stadio Olimpico da un razzo a paracadute di tipo nautico sparato da un tifoso ultrà della Roma. Quando sono stato colpito stavo mangiando un panino. Mia moglie Wanda cercò di estrarmi quel tubo di ferro dall'occhio sinistro, ma siccome il razzo bruciava ancora, finì per ustionarsi una mano. Il medico che mi ha prestato i primi soccorsi, dichiarò che nemmeno in guerra aveva visto una lesione così grave. Il giorno dopo tutti i giornali mostrarono una fotografia scattata qualche mese prima, che mi ritraeva in un ristorante insieme a mia moglie. Soltanto il quotidiano Il Tempo pubblicò l'immagine di me, riverso per terra, con la faccia insanguinata e l'orbita dell'occhio sinistro vuota.
Sono stato la seconda vittima del tifo calcistico in Italia, la prima era un tifoso della Salernitana che nel 1963 morì in seguito a degli scontri scoppiati in tribuna con dei tifosi del Potenza. Tra le personalità del mondo sportivo il primo ad accorrere all'ospedale Santo Spirito, dove sono giunto ormai morto, è stato il Presidente del Coni Franco Carraro. Mio cognato quando ha sentito alla radio il mio nome ha pensato a un caso di omonimia. Mio fratello quando ha saputo della disgrazia, ha avuto un forte senso di colpa perché mi aveva prestato la tessera e quel giorno allo stadio al mio posto doveva esserci lui. Mia moglie, che era accanto a me nell'ambulanza, per tutto il tempo mi ha pregato di non morire e mi ha tenuto stretta la mano. Dopo aver sbrigato tutte le formalità in questura e aver ritirato i documenti e i miei oggetti personali, ha avuto una crisi e ha cominciato a urlare. Sulle foto apparse sui giornali i giorni seguenti è ritratta insieme a sua madre che cerca di consolarla e le tiene un braccio sulla spalla. Ha la faccia stanca e scavata, e nei suoi occhi c'è qualcosa di terribile. Il mio nome e quello de i miei familiari sono comparsi sui quotidiani per tutta la settimana dopo l?omicidio e anche quella successiva, ma sempre con minore risalto. Io sono stato definito unanimemente un uomo normale e tranquillo, con un'unica passione, quella per la Lazio. Alcuni quotidiani hanno sottolineato più volte che avevo un'officina meccanica in società con mio fratello e vivevo in una moderna borgata romana chiamata Mazzalupo. Qualcuno ha scritto che avevo comprato il televisore a colori con le cambiali, e il mio unico lusso era un Bmw di seconda mano che tenevo in garage e lucidavo come uno specchio. Dopo la mia morte, il capitano della Lazio Pino Wilson ha telefonato a mia moglie per porgerle le condoglianze. Anche il sindaco di Roma Petroselli ha telefonato, e si è offerto di pagare le spese del mio funerale e ha messo a disposizione della mia famiglia un assistente sociale. Il giocatore Lionello Manfredonia è andato a far visita ai miei familiari regalando a mio figlio più piccolo la sua maglietta con il numero cinque. Al mio funerale c'era tutta la squadra della Lazio, insieme all'allenatore Bob Lovati e al presidente Lenzini. I giocatori della Roma invece non hanno partecipato perché impegnati con la trasferta di Coppa Italia a Potenza, al loro posto la società ha inviato i ragazzi della Primavera. Alla cerimonia funebre hanno assistito migliaia di persone e per quel giorno è stato proclamato il lutto cittadino. La Fondazione Luciano Re Cecconi ha devoluto un milione in beneficenza alla mia famiglia. La giunta regionale del Lazio ha stanziato la somma di cinque milioni come segno di solidarietà. La Società Sportiva Roma ha fatto affiggere una targa in Curva Nord per ricordare la mia persona. Mio fratello Angelo ha proposto alle due società romane una partita Lazio-Roma mista cioè con i giocatori laziali e romanisti mescolati nelle due formazioni, ma alla fine non se n'è fatto niente. Per alcuni giorni sono stato oggetto di un acceso dibattito sulla violenza negli stadi. Il sindaco di Roma ha affermato che bisognava meditare su questa tragedia e discuterne in tutti i club sportivi e nelle scuole. Qualcuno ha proposto che fossero installati negli stadi degli impianti di televisione a circuito chiuso per individuare i tifosi violenti. Il capo degli arbitri, Giulio Campanati, ha chiesto l'abolizione della moviola in Tv. Per alcuni mesi sono state prese drastiche misure repressive: è stato proibito l'ingresso allo stadio di aste di bandiera, tamburi e persino di striscioni dai nomi bellicosi, e anche di spillette e toppe che potessero risultare offensive. Il pubblico doveva incitare la propria squadra solo con la voce e con le mani. Il mio nome è stato, a secondo dei casi, inneggiato e sbeffeggiato dai tifosi della Lazio e della Roma Sui muri della città ancora oggi campeggiano scritte che dicono «Paparelli, sarai vendicato», o «Paparelli non ti dimenticheremo», o anche «10, 100, 1000 Paparelli» o ancora, «Paparelli ti sei perso i tempi belli». In questi ultimi anni i giornali hanno parlato di me, soltanto all'indomani di un nuovo delitto avvenuto allo stadio. Nel 5° anniversario della mia scomparsa, i tifosi mi hanno ricordato prima di una partita con la Cremonese. Sul tartan, all'altezza della Tribuna Tevere hanno spiegato uno striscione con scritto «Vincenzo vive», mentre la curva intonava «28 ottobre Lutto Nazionale». Nel 10° anniversario è stato inaugurato il «Lazio Club Nuovo Monte Spaccato, Vincenzo Paparelli». L'anniversario della mia morte è stato commemorato dai tifosi laziali della Curva Nord per oltre quindici anni, poi da qualche tempo è calato il silenzio. Il torneo di calcio Vincenzo Paparelli è arrivato soltanto alla terza edizione, poi si è fermato per mancanza di finanziamenti. I lavori per le ristrutturazioni dello stadio Olimpico di «Italia '90» hanno cancellato per sempre le curve di un tempo, e con loro la targa di marmo che mi ricordava. Sul motore di ricerca Yahoo digitando il mio nome e cognome racchiudendolo tra virgolette, il risultato dice sempre «Ignored». Nell'archivio del quotidiano il Messaggero, risulta che l'ultima volta che sono stato nominato è il 5 febbraio del 1995, in occasione di un breve articolo sul mio assassino. Il mio assassino si chiamava Giovanni Fiorillo, aveva diciotto anni ed era un pittore edile disoccupato. Subito dopo l'omicidio ha fatto sparire le sue tracce e si è dato alla latitanza. Qualcuno diceva di averlo avvistato a Pescara, qualcun altro a Brescia, qualcun altro ancora a Frosinone, che chiedeva informazioni per comprare le sigarette. Dopo quattordici mesi di clandestinità, si è costituito. Nel 1987 è stato condannato in Cassazione per omicidio preterintenzionale: sei anni e dieci mesi a lui che aveva lanciato il razzo, quattro anni e sei mesi agli altri due complici che lo avevano aiutato a introdurre nello stadio l'ordigno e a utilizzarlo. Durante quel girovagare per l'Italia e per la Svizzera ha telefonato quasi tutti i giorni a mio fratello Angelo, chiedendo scusa e giurando che non voleva uccidere quel giorno allo stadio. Era un ragazzo come tanti, abitava a Piazza Vittorio, era patito della Roma. Sua madre lavorava al mercato, suo padre aggiustatore meccanico. Era gente del popolo, come me. L'articolo sul giornale diceva che Giovanni Fiorillo è morto il 24 marzo del 1993: forse per overdose, forse consumato da un brutto male. Mio fratello Angelo l'ha perdonato, così come l'hanno perdonato mia moglie e anche i miei figli. Una cosa è certa, quel ragazzo è stato sfortunato, così come lo sono stato io. Mi chiamavo Vincenzo Paparelli.
Sono morto il 28 ottobre del 1979.
Forse qualcuno si ricorda ancora di me.
Massimiliano Governi (Gazzetta dello Sport).




Scusatemi ancora lo sfogo, ma dovevo scriverlo da qualche parte.
Con questo thread non voglio andare addosso a nessuno, perché questa è stata una tragedia non voluta...
Chiedo a tutti quelli che scriveranno in questo thread, di non scrivere insulti verso i romanisti e/o curva sud.

Vincenzo Paparelli vive.




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Vecchio 31-05-2007, 23:32:14   #2
HHH92
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Vecchio 31-05-2007, 23:37:10   #3
Lord Lollo
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Preso dal secondo articolo che ho postato:
Citazione:
Il mio nome è stato, a secondo dei casi, inneggiato e sbeffeggiato dai tifosi della Lazio e della Roma Sui muri della città ancora oggi campeggiano scritte che dicono «Paparelli, sarai vendicato», o «Paparelli non ti dimenticheremo», o anche «10, 100, 1000 Paparelli» o ancora, «Paparelli ti sei perso i tempi belli».
Questo è il vero male del calcio.
Ma non bisogna mai fare di tutta l'erba un fascio.
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Vecchio 1-06-2007, 00:04:48   #4
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Vecchio 1-06-2007, 00:16:18   #5
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Che possa questo Laziale riposare in pace.

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Ti qualifichi da solo.

Vabbe' ma te che cazzo ne sai del morire, sotto gli occhi della moglie, con i figli a casa che sentono alla radio che non vedranno mai più loro padre.

Tu stai dietro una tastiera e un monitor a scrivere stronzate, perchè invece non vai a dire sticazzi in faccia alla moglie e i figli ?
Coniglio !
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SILVIO PIOLA: EROE DELLA FINALE MONDIALE DEL 1938 ! GRANDE BANDIERA DELLA S.S. LAZIO !
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Vecchio 1-06-2007, 00:26:36   #6
fab24
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Citazione:
Piola87
Che possa questo Laziale riposare in pace.

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Ti qualifichi da solo.

Vabbe' ma te che cazzo ne sai del morire, sotto gli occhi della moglie, con i figli a casa che sentono alla radio che non vedranno mai più loro padre.

Tu stai dietro una tastiera e un monitor a scrivere stronzate, perchè invece non vai a dire sticazzi in faccia alla moglie e i figli ?
Coniglio !
Guarda secondo me nemmeno dovevi rispondergli...così gli hai dato solamente importanza,il suo commento nn meritava nemmeno una riga...rispetto assoluto per Vincenzo Paparelli,come ho scritto anche per l'Heysel...spero solamente che queste tragedie siano sempre ricordate...e che siano di monito per far sì che nn si debba più assistere a cose simili in futuro.

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Vecchio 1-06-2007, 00:35:41   #7
Christof
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Certo che "28 ottobre"... le coincidenze sanno essere terribili...
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Contrary to what has been reported in the international press, George Soros has NO LONGER a direct or indirect interest in the acquisition of AS Roma

Debbo io parlarvi della scuola, di quella fucina ove nella mente e nel cuore delle generazioni che in brevi anni costituiranno il popolo italiano nelle sue migliori e giovani energie fattrici si elabora la coscienza nazionale?
Ernesto Nathan, sindaco di Roma dal 1907 al 1913, massone
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Vecchio 1-06-2007, 00:39:41   #8
calagol
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nn capisco come si possa perdonare...
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Vecchio 1-06-2007, 00:44:26   #9
hnh90
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possa riposare in pace, la sfiga ha voluto che fosse lui a essere colpito, gesto imperdonabile da parte di pseudo-tifosi
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Lord Lollo
Preso dal secondo articolo che ho postato:
Questo è il vero male del calcio.
Ma non bisogna mai fare di tutta l'erba un fascio.
però non capisco perchè metti in risalto solo certi pezzi dell'articolo.. (o era già così?)
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Vecchio 1-06-2007, 00:47:28   #10
hnh90
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ma perchè nn questo:
Il 4 giugno 1989 ANTONIO DE FALCHI, non ancora diciannovenne, arriva alle 8:30 di mattina alla Stazione Centrale di Milano assieme ad altri tre amici.
I quattro decidono di raggiungere San Siro per conto proprio, staccandosi dal gruppetto dei quaranta con cui avevano condiviso il viaggio.
Comprato il biglietto i quattro si avviano verso il cancello 16, con le sciarpe giallorosse nascoste sotto al giubbotto. Sono le 11:35 (la partita sarebbe iniziata alle 16:00).
Improvvisamente compare una persona. "Avete una sigaretta?" gli chiede. E poi: "sapete che ore sono?". L'accento romano tradisce Antonio e i suoi amici: un cenno e da dietro una struttura di cemento (c'erano i lavori per Italia 90), sbucano una TRENTINA (!!) di persone. I quattro scappano. Antonio non ce la fa, inciampa (forse per per uno sgambetto) e cade a terra.
Lo massacrano a calci a pugni.
Dopo una trentina di secondi gli aggressori si mettono in fuga per l'arrivo della polizia.
Antonio prova a rialzarsi, è cianotico e respira a fatica; cade nuovamente a terra. Uno degli agenti cerca di rianimarlo con la respirazione bocca a bocca e con il massaggio cardiaco. Inutile. Viene immediatamente caricato sull'ambulanza ma arriva all'Ospedale San Carlo già morto.
Intanto la polizia ferma, nei pressi del cancello 16 tre persone. Si tratta di Daniele F. (29 anni), uno dei capi del "gruppo brasato" e tesserato con pass del "Servizio d'ordine" del Milan, di Luca B. (20 anni) e Antonio L. (21 anni).
Il funerale (a spese della Roma) viene celebrato il 7 giugno 1989 nella Chiesa di San Giovanni Leonardi a Torre Maura davanti a oltre diecimila persone commosse. Sono presenti Dino Viola (che alla fine della cerimonia abbraccia commosso la madre di Antonio), Peruzzi, Nela (che parla commosso con un fratello di Antonio), Giannini e l'intera Squadra dei Giovanissimi della Roma.
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Vecchio 1-06-2007, 01:52:41   #11
FalcoNero
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Non c'è nient'altro da dire davanti a tutto questo.
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Vecchio 1-06-2007, 02:00:22   #12
fab24
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E' incredibile...con tutto che sono tifoso,che sento sicuramente la rivalità con altre squadre..nn riesco veramente a trovare anche un solo motivo che possa portare delle persone addirittura ad uccidere un essere umano,che nemmeno conosci...solamente perchè "colpevole" di tifare per un'altra maglia...i presidenti guadagnano,i giocatori guadagnano, e i tifosi si ammazzano...boh...

è un pò come per la politica...tutti i politici sbraitano, si insultano, litigano,ma alla fine quando serve sono tutti amici (vedi se qualche politico ha mai fatto una proposta di legge per quantomeno ridurre tutti i benefici dei parlamentari)...tutti si arricchiscono...e i giovani,che veramente ci credono,che veramente hanno degli ideali...si ammazzano...

Anche per De Falchi assoluto rispetto.

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Vecchio 1-06-2007, 02:17:52   #13
`Nemesis`
oniricamente...
 
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Purtroppo il mondo e' pieno di persone violente, frustrate, a volte semplicemente sciagurati che non considerano o non sanno gestire le loro azioni e/o reazioni.
Gente cosi' c'e' sempre stata e ci sara' sempre purtroppo.
La violenza rimbalza ogni giorno su giornali e Tg... a volte consideriamo questi accadimenti lontani, come se avvenissero in un'altro pianeta... ma non e' cosi'... non lo e' mai.
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Vecchio 1-06-2007, 02:25:26   #14
SuperStar Siro
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una volta ero a Torino con due amici e dei ragazzi volevano fare rissa perchè pensavano fossimo tifosi di non so quale squadre. Una volta chiarito l'equivoco, si sono dimostrati amichevoli coi miei amici (io ero comunque incazzati)e ci hanno dato delle indicazioni. Voglio dire eravamo comunque noi, la differenza è che non tenevamo per quella squadra. cose da pazzi.
che tristezza per Vincenzo e Antonio.
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Vecchio 1-06-2007, 12:02:50   #15
pietrone bonzo pancione
non è giusto!!
 
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giusto mai dimenticare
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rossella vattene
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