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Imperatoromnium
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Vecchiette: il perverso discrimine tra Bene e Male
Stasera, durante una delle mie quotidiane uscite scevre da qualsiasi meta o scopo, mi sono imbattuto in una di quelle nonnine che hanno molte difficoltà ad attraversare la strada (priva di semaforo e con le sole strisce).
Parallelamente, di fronte a quella visione ottuagenaria (francamente, della fulgente avvenenza giovanile vi era ben poca traccia in quel viso orribilmente sfigurato da una quantità incalcolabile di rughe), sono stato colto da un profondo dilemma dicotomico, che vi manifesterò in queste quattro righe che mi sono concesse.
Ci squadravamo entrambi: io con fare meditativo, lei con occhi che sembrava dicessero "cosa aspetti, meschino, ad accordare ausilio ad una anziana tanto incantevole quanto indigente come la sottoscritta? Pensa ai nipotini!".
Qualsiasi essere umano, anche chi avesse appena compiuto il crimine più efferato, non avrebbe esitato nel porgere il braccio a quella donna apparentemente fragile e indifesa. Per quanto mi riguarda, però, dall'alto del mio disturbo, ho perso la moralità in tenera età (caddi dal triciclo e la tasca dei pantaloni si strappò irrimediabilmente) e, per quanto volessi, non riuscivo a cogliere quell'invito che vagava invisibile nell'atmosfera.
Gli attimi intanto passavano, il suo sguardo si faceva sempre più penetrante e da miserevole stava diventando vieppiù malevolo: come se io rappresentassi il Male e aiutarla nell'attraversare costituisse — da atto di carità e gentilezza — un dovere, l'unico percorso verso una catarsi, la redenzione di una vita di peccati e di un cuore ormai irrimediabilmente intaccato dall'umana malvagità.
Al che, francamente schifato dall'andazzo della contingenza e avvertendo un bizzarro e osceno senso di "scivolamento generale della libertà", le rivolgo un sorriso imbevuto di sarcasmo e proseguo per la mia strada, attraversando con una noncuranza degna del miglior Maradona impegnato in uno dei suoi dribbling ipnotici.
Giunto sul lato opposto, mi volto a guardarla: il suo spirito (sì, ho la facoltà di vedere l'aura degli individui) non ha più quel colore pallido caratteristico della senilità e di chi soffre di un'astenia del velle, ma ha assunto una tonalità nera, con uno squarcio grave proprio nel mezzo dell'anima, come il segno di una tagliatura netta da parte di un coltello sporco del sangue di Belzebù.
A questo punto, con una recisione che francamente non facevo mia, ritorno sulla sponda opposta e consiglio alla vecchietta di andare poco più avanti, perché avrebbe trovato un semaforo. In quel momento, se avesse potuto, si sarebbe scagliata contro di me, a costo di sprecare gli ultimi fiati della sua futile esistenza, e mi avrebbe strappato quel sorriso di scherno che porto sempre meco nella figurata ventriquattrore di timidezza mista a menefreghismo.
Tornato a casa, scosso per l'accaduto come un bambino che scopre un'importante verità della cui rivelazione avrebbe fatto volentieri a meno, comincio ad elucubrare sul mio gesto: ho sbagliato o meno?
Insomma, quella donna si trovava tutta sola e, se non era in grado di attraversare la strada, significa che necessitava di una compagnia perenne; chi è causa del suo male pianga se stesso, dice il Saggio, ma non riesco a comprendere fino a dove si spingano le colpe personali e quando le influenze esterne costringono il soggetto a farsi del male. Probabilmente avrei dovuto fare ricorso alla mia empatia ed immedesimarmi in quel corpo rattrappito, aiutarla e auspicare che qualcheduno (dopo un centinaio d'anni, magari) avrebbe fatto la stessa cosa per me. Io mi auguro che, quando sarò sufficientemente vecchio, la morte possa prendermi, che lo voglia o meno — non morire sarebbe l'ennesima dimostrazione di debolezza.
La scelta, se aiutare o meno la vecchina, ricade nel campo della sensibilità personale, ne sono consapevole; ma perché viene ritenuto NECESSARIO e DOVERE MORALE di ogni cittadino? La vecchietta era lapalissianamente un demone, di quelli più infidi, il demone dell'altruismo: vivo per combatterlo, sappiate tutti che difficilmente ricadrò nel medesimo dubbio.
Voi cosa avreste fatto? Attinto alla vostra misantropia o lasciato libero sfogo al vostro lato che trae gratificazione personali dall'aiutare gli altri?
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Citazione:
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Utyi
Tu non sei uno scrittore, mettitelo bene in testa. Uno scrittore è capace di gestire una storia. Tu sei solo schizzi di sperma verbale da una sega veloce pensando all'antro anale di un Raul Bova.
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Ultima modifica di Enixa; 4-08-2007 alle 03:46:03
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